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Vino, calano i prezzi delle aste Usa. Ma a Hong Kong ‘vola’ il made in Italy

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Il 62 per cento del mercato è tutto di fascia media: sei bottiglie su dieci si vendono ad un range che oscilla tra le 8 sterline alle 13 sterline per bottiglia mentre solo il 17 per cento supera le 80 sterline a bottiglia

Il vino perde valore negli Stati Uniti ma guadagna punti a Honk Kong. Secondo quanto emerge dall’indice delle aste di vino di Wine Spectator il malessere della crisi si avverte anche nelle famose case d’asta di Christie’s, Sotheby’s e Acker Merrall.

L’indice di Wine Spectator è sceso da 371.03 a 357.72 punti, con un calo del 3.6 per cento che in alcuni casi ha toccato quota -12 per cento. Altra storia nelle case d’asta di Hong Kong, dove invece i prezzi volano alti. Registrando – nel secondo trimestre del 2011 – un robusto +28 per cento rispetto al trimestre precedente e, addirittura, un +80 per cento rispetto allo stesso del 2010. Per un giro di affari complessivo di oltre 70 milioni di euro. La domanda del mercato asiatico è in continua espansione: e presto sarà la volta del Brasile e del Messico.

A dominare i mercati asiatici i vini made in Italy, che hanno superato quelli francesi: primi fra tutti l’Ornellaia, il Massetto, il Tignanello, l’Amarone. Ma il mercato di Hong Kong non è fatto esclusivamente dai vini degni di asta. In una ricerca su oltre 250 locali del settore vino, per la sua Guida  al Business del vino ad Hong Kong, la famosa giornalista esperta di vino Debra Meiburg rivela che il 62 per cento del mercato è tutto di fascia media.

Secondo la ricerca, sei su dieci bottiglie, si vendono ad un range che oscilla tra le 8 sterline alle 13 sterline per bottiglia. Il 9 per cento dei vini venduti nella regione ad amministrazione autonoma, si vende per meno di HK$150 (circa 10 sterline), mentre le vendite che superano i HK$1000 (80 sterline) rappresentano solo il  17 per cento del mercato.

(Nereo Brancusi)

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