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Carota del Fucino, la storia senza fine dell’Igp impossibile da coltivare

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Dal 1999 quando la carota del Fucino ha ottenuto il riconoscimento Igp dall’Unione europea sono sorti i problemi per i coltivatori che non riescono a rispettare il disciplinare

La carota delFucino sta per avvicinarsi all’agognato traguardo di un adeguato riconoscimento Igp. Una storia che dura ormai da 13 anni potrebbe avere a breve, finalmente, un lieto fine. La carota del Fucino, un ortaggio coltivato nella zona dell’altopiano della Marsica, in Abruzzo. Un prodotto Igp, ma che in realtà Igp non è. Eh già, perché la questione, nel tempo, ha creato un vero e proprio caso e ha reso famosa la carota del Fucino.

Ma vediamo dal principio la storia della carota del Fucino. Tutto ha inizio nel 1999, quando viene inoltrata – come da prassi – all’Unione europea la richiesta di iscrizione al registro dei prodotti con marchio di qualità. Nel 2007 la gioia perché viene ufficializzato il riconoscimento Igp, con un rigoroso disciplinare di produzione. Ma si fa presto a passare dalla soddisfazione ai problemi.

Sì, lì nasce l’inghippo. Perché le regole imposte da Bruxelles per produrre l’ortaggio a “Indicazione geografica protetta” contengono alcune inesattezze: ad esempio il disciplinare prevede un valore di “Beta Carotene” e di proteine ad un livello talmente elevato che difficilmente può essere raggiungibile attraverso l’utilizzo di tecniche di coltivazione ordinarie previste dal disciplinare stesso.

Così, dopo l’iscrizione nel registro Igp della carota del Fucino, paradossalmente, nessuno più riesce a coltivarla. Negli ultimi anni si è discusso per arrivare a una soluzione e nei mesi scorsi si è riusciti a sbloccarla. Si attende quindi un nuovo disciplinare, che permetta alla carota del Fucino Igp di essere finalmente se stessa.

Giacomo Gallo

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