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Alimentazione: il miele italiano va in crisi

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Il miele italiano va in crisi, registrando la peggiore annata degli ultimi 10 anni

Il miele italiano va in crisi, registrando la peggiore annata degli ultimi 10 anni. Lo conferma la sezione bolognese del Cra-Api, l’ente di riferimento italiano per la ricerca in apicoltura e bachicoltura: ‘E’ stato un annus horribilis soprattutto per l’andamento climatico, alcune produzioni sono state cancellate.’

Le difficoltà riscontrate nel resto del settore agricolo si sono infatti ripercosse anche sull’apicoltura e sulla produzione del miele, perché i trattamenti usati in agricoltura hanno provocato la moria delle api. La paura è che gli apicoltori per garantire comunque la produzione si affidino a ‘mercati paralleli, magari poco o per niente controllati’. 

Le perdite maggiori si registrano sul raccolto del miele di acacia dove, a fianco a produzioni quasi nulle, si riscontrano valori pari a 5 kg di miele per alveare. Per avere un’idea di questa ‘crisi del miele’, basta pensare che in periodi di abbondanza si producono fino a 40/45 kg di miele di acacia per alveare.

In primavera, le prime fioriture del ‘millefiori’ sono state scarse al Nord e al Sud Italia il raccolto di miele di zagara (agrumi) ha sfiorato i 20 kg di miele, mentre le aspettative erano di 30-40 kg di miele per alveare.

L’altro miele tipicamente italiano, il castagno, continua a registrare perdite di produzione a causa sia del cinipide (la cosiddetta ‘vespa cinese’), nonostante l’intensa lotta biologica a questo insetto che attacca i castagni, a causa di piogge e temperature. Per il castagno si stimano 8/10 kg di raccolto medio per alveare.

Un raccolto positivo si registra invece per il miele di Sulla, conosciuta anche come ‘Lupinella selvatica’. Questo è un miele tipicamente italiano, infatti l’Italia è l’unico paese mediterraneo della Ue dove la Sulla viene coltivata su superfici significative.

(ml)

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