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Fame nel mondo, un italiano inventa il modo per trasformare i rifiuti in cibo

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Umberto Manola, ingegnere italiano ha inventato un metodo per recuperare dagli scarti agricoli delle biomasse alimentazione per gli animali e per gli uomini, questa tecnologia è finalizzata soprattutto ai paesi che soffrono la fame, come l’Africa prima di tutto. Il primo Stato dove si svolgerà la sperimentazione è il Senegal

Biomasse per ovviare al problema del caro gasolio? Non solo. Da oggi i cosiddetti “scarti agricoli” serviranno anche per combattere la fame nel mondo. E farlo non è brutto come dirlo. Un ingegnere italiano, Umberto Manola, ha messo a punto una tecnologia in grado di trasformare le biomasse di scarto agricolo per ottenere farine commestibili altamente proteiche da destinare sia per l’alimentazione animale che per quella umana. L’obiettivo del progetto sostenuto in tandem dall’Azienda BioHyst e l’associazione “Scienza per l’amore”, ha come obiettivo quello di utilizzare questa tecnologia gratuitamente per i paesi poveri, iniziando dall’Africa. È il Senegal il primo paese deputato a “rivoluzionare” il concetto di cibo, ma grazie al coordinamento con Enea, Cnr e Federchimica, sono molti i paesi in agenda dove “portare” la tecnologia in grado di trasformare i rifiuti in cibo. Il Progetto Bits of Future: food for all, attraverso la donazione degli impianti e dei prodotti derivanti dalle lavorazioni Hyst, mira alla sicurezza alimentare e allo sviluppo sostenibile della regione interessata, favorendo al contempo la partecipazione locale alle attività. Il progetto umanitario, dopo i risultati ottenuti con le materie prime largamente disponibili in Europa, procederà con la sperimentazione su biomasse tipiche degli Stati africani, fino a giungere all’installazione in loco dei primi impianti per la lavorazione delle stesse. In un momento di crisi globale insomma, qualcuno ha preso in parola quel detto: “non si butta via niente”. (Nereo Brancusi)

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