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Agricoltura Blu, una pratica ancora tutta da scoprire

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Continua il nostro viaggio alla scoperta dell’agricoltura blu. Due le fasi: l’accertamento dei problemi e dei fattori critici, e la successiva valutazione delle soluzioni di contrasto ai fenomeni negativi. L’agricoltura blu è ancora tutta da scoprire Agricoltura che conserva l’ecosistema e che “ottimizza” la resa. È l’agricoltura “Blu” o anche detta “conservativa” che mira a ridure al minimo gli sforzi energetici e l’impatto sull’ambiente. Quindi meno acqua, meno gasolio e meno tempo da passare nei campi. Risultato: costi aziendali minimi e tutela dell’ambiente. Unico problema è la resa, che per il periodo iniziale potrebbe diminuire. Per definire al meglio i pro e i contro dell’agricoltura Blu, le aziende che si prestano a questo tipo di sperimentazione in campo lasciano i “protocolli aperti” al fine di verificare le possibili problematiche agronomiche ed economiche nell’applicazione delle tecniche di questa pratica.

E vengono di volta in volta analizzate le problematiche agronomiche/economiche nell’applicazione delle misure attraverso la verifica dell’efficacia delle misure rispetto agli obiettivi per cui sono state decise. Questo di solito avviene in due fasi: l’accertamento dei problemi e dei fattori critici; e la successiva valutazione delle soluzioni di contrasto ai fenomeni negativi. Insomma, quella dell’Agricoltura Blu è un’agricoltura ancora tutta da scoprire.

Per questo vengono normalmente allestite prove definite di “lungo periodo” in cui sono monitorate le tecniche agronomiche il cui obiettivo è ridurre i fattori di variabilità e facilitare il confronto nel tempo. Oltre ad analisi volte ad approfondire problematiche specifiche relative agli appezzamenti dove si svolgono le sperimentazioni, denominati “appezzamenti aggiuntivi”.

(Nereo Brancusi)

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agricoltura blu, ambiente, costi aziendali, impatto, problematiche agronomiche

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