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Comenasceunamamma.it: due mamme, un blog, centinaia di idee, un solo obiettivo

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Come nasce e come si diventa mamma: consigli, racconti e confronti su comenasceunamamma.it

Essere genitore in una società “accogliente”, aperta al confronto, capace di adeguarsi alle esigenze dei bambini e delle mamme vuol dire sentirsi protagonista nella costruzione di un futuro migliore per i propri figli e per se stessi. Quando diventi mamma, o forse qualche mese prima, inizi a vedere il mondo con occhi diversi. Noi questo mondo – quello che viviamo e quello che vorremmo – lo abbiamo iniziato a raccontare sul blog comenasceunamamma.it.

Così Benedetta Maffia (giornalista) e Serena Fortunato (giornalista ed esperta di comunicazione), mamme di due bimbi quasi coetanei raccontano come hanno iniziato la loro avventura sul web.

“Potremmo dire che di tutte le esperienze fatte nella vita, qualla del blog contempera al meglio le nostre capacità, le idee, la voglia di fare, quella di mettersi in gioco. Forse è il nostro volto migliore e completo perché ha l’anima vibrante di una neo mamma e le braccia operative di due lavoratrici”.

Serena e Benedetta vanno a scuola insieme alle elementari, poi si rincontrano nella redazione di un quotidiano locale, poi si perdono nuovamente e le loro vite prendono strade professionali diverse. Poi diventano mamme, si ritrovano e si ricongiungono nel blog, nato da un’idea di Benedetta e poi sottoposto ad un totale restyling grafico con l’arrivo di Serena. La forza di due mamme, peraltro giornaliste e donne di rp sul territorio, inizia a dare i suoi frutti. Per la prima volta a Bari un cinema viene aperto alle mamme che allattano con una rassegna ad hoc. I contatti crescono, i fan pure, le idee proliferano.

“Oggi a qualche mese da questo inizio – dicono – i nostri progetti si sono moltiplicati grazie anche alla risposta dei nostri contatti. In molti ci chiedono voce, di collaborare, di interagire, di raccontarsi. In molti ci ringraziano delle informazioni quotidiane. Abbiamo capito che c’è molto bisogno di spazi e luoghi di accoglienza e confronto tra donne che vivono gli stessi problemi, le medesime paure e preoccupazioni. Abbiamo capito che la nostra visione del mondo è condivisa.

Certo, senza alcun fondo economico e in due (mamme e lavoratrici) non è semplice far avanzare le idee e trasformarle in fatti. Vorremo maggiore sensibilità da parte delle istituzioni e una miglior capacità da parte delle aziende private di aprirsi a progetti e non a banali sponsorizzazioni. Il nostro blog – spiegano – infatti, ha le idee molto chiare sui partner che vorrebbe: aziende che godono di ottima reputazione e che credono nella responsabilità sociale d’impresa con l’obiettivo di abbracciare in toto progetti di miglioramento della società a favore dei bambini e delle mamme. Locali o nazionali che siano, crediamo nei marchi che vogliono mettere qualcosa di importante a disposizione del proprio target (e non solo soldi). È una visione ‘avanguardista’ ci hanno detto, eppure noi riteniamo sia molto più semplice di ciò che si pensa e soprattutto più utile per tutti”.

Tra i prossimi progetti: una rassegna sul cibo per piccoli, diverse collaborazioni con blog nazionali, un programma estivo per mamme e bimbi, il coinvolgimento di altri esperti di fama nella redazione dei post, un impegno attivo al fianco di associazioni per la difesa dei diritti dei bambini e delle donne. E chissà quanto altro.

 

Fare rete sul web e sul territorio – spiegano – è la strategia da perseguire per incrementare i contatti, coinvolgere più attori possibile e fare “massa critica” in particolare su alcuni macro temi:

 

·         Violenza sui bambini e sulle donne

·         Allattamento materno e corretta alimentazione

·         Smart city o Città Mum friendly

 

Insomma, se oggi ci chiedono dove vogliamo arrivare, probabilmente abbiamo talmente allargato gli orizzonti rispetto all’inizio che ci è difficile darci un limite. Di sicuro abbiamo un obiettivo di lungo periodo: attuare cambiamenti sociali e strutturali nell’ambiente in cui viviamo, cambiare il parametro per passare dall’adulto, maschio, lavoratore, al bambino: abbassare l’ottica delle persone e delle amministrazioni ad altezza di bambino, per non perdere nessuno. Una città adatta ai bambini è una città dove tutti vivono bene. Una città per non dire un Paese. E se lo capissero tutti, dalle aziende private alle istituzioni pubbliche, sarebbe agevole procedere in una direzione esatta a misura di bambino e quindi – badate bene – attenta al futuro del Paese.

 

Serena Fortunato – Benedetta Maffia

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