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Covid Italia, Ravecca (Federfranchising): “Per settore -38 mld di fatturato, agire subito”

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Roma, 26 feb. (Labitalia) – Nel 2020 le misure di contenimento dell’epidemia di Covid-19 e i conseguenti mutamenti della domanda hanno determinano un calo senza precedenti del fatturato del settore del franchising con variazioni negative che hanno toccato il picco del -64,2% nel secondo semestre e oltre il 50% nel 4° trimestre. La perdita cumulata nel corso del 2020 e ai primi mesi del 2021 ammonta a circa 38 miliardi di euro. E’ la stima, ad Adnkronos/Labitalia, stilata dall’organizzazione di categoria Federfranchising Confesercenti, che rappresenta franchisor (affilianti) o franchisee (affiliati) e operatori del mondo del retail.

Dati che, per il presidente Federfranchising Confesercenti, Alessandro Ravecca, “sono sconvolgenti, chiediamo al nuovo governo Draghi interventi immediati oppure le prospettive per l’intero 2021 saranno catastrofiche”.

Secondo Federfranchising, “ci sono aree del Paese, in particolare alcuni grandi centri urbani particolarmente vocati al turismo internazionale dove la perdita di fatturato ha raggiunto anche l’80%”.

E per Ravecca deve essere modificato il meccanismo dei codici Ateco e dei ristori. “Il codice Ateco -sottolinea- è del tutto inadeguato a fornire una fotografia affidabile della realtà delle imprese. Utilizzarlo vuol dire lasciare migliaia di imprese nell’incertezza normativa, visto che possono avere un codice di attività ‘prevalente’ che non corrisponde alla totalità dei servizi offerti”.

“Abbiamo messo in guardia più volte -prosegue Ravecca- l’ex governo Conte e l’attuale governo Draghi sul problema creato dall’Ateco. Che si estende, purtroppo, anche ai ristori: l’individuazione dei beneficiari dei provvedimenti attraverso il codice di attività economica ha infatti escluso troppe imprese, dagli agenti di commercio specializzati in ristorazione ai fornitori, per non parlare di quelle tabaccherie ed edicole che svolgono attività secondaria di somministrazione, completamente ignorate dai vari dl perché, in teoria, escluse dalle restrizioni”, sottolinea amaro Ravecca.

Serve quindi un cambio di passo. “Per il Ristori Quinques sarà assolutamente necessario abbandonare questo criterio, o sarà un disastro”, ribadisce Ravecca. “Gli aiuti, che dovranno essere calcolati sull’intero 2020 e 2021, dovranno includere tutte le imprese che hanno avuto un calo di fatturato superiore al 30% riconducibile alle restrizioni, o sarà un disastro”,aggiunge ancora.

“I ristori -continua Ravecca- devono anche tener conto di quelle attività che hanno aperto nel 2020 e non essere una tantum. In Francia gli aiuti sono pari a 10.000 euro al mese e gli imprenditori così riescono quantomeno a pagare fornitori, affitti e bollette”, rimarca il leader dell’associazione di categoria.

E serve anche un intervento sulle restrizioni dei ristoranti, sostiene l’associazione di categoria che rappresenta anche catene della ristorazione. “Le restrizioni anti Covid-19 stanno causando un ulteriore problema nelle catene di ristorazione: assembramenti durante la pausa pranzo, le persone si accalcano, giustamente per accaparrarsi un posto durante l’orario di pranzo, bisognerebbe invece diluire il flusso e limitare gli ingressi e riaprire in sicurezza almeno fino alle 22”, aggiunge.

“Questo permetterebbe non solo di controllare e limitare gli ingressi ma di diluire il flusso in entrata. Per le attività ci sono perdite dal 50 al 70% e c’è bisogno di un intervento immediato del nuovo governo o ci sarà il baratro”, conclude.

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