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Covid: Codogno un anno dopo – anestesista paziente 1, ‘rivivo ancora ogni momento’ (5)

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(Adnkronos Salute) – Dopo l’estate, di nuovo l’incubo. “Il sentore che ci sarebbe stata una seconda ondata l’avevamo – ragiona Annalisa – Eravamo più pronti rispetto a quando a febbraio ci ha colto totalmente alla sprovvista, ma la paura di ritrovarci nuovamente in una situazione del genere era tantissima. Poi per Lodi non è stata paragonabile”.

L’epicentro si è spostato a Milano, Varese, Monza. Anche il resto d’Italia era più coinvolto. “L’abbiamo vissuta sempre male, ma in modo molto diverso da febbraio, quando non sapevamo proprio come trattare il virus. Intubavamo i pazienti, mettevamo i polmoni a riposo e stop. Oggi abbiamo armi in più, abbiamo imparato a gestire cortisone ed eparina, conosciamo l’evoluzione lunga dei casi critici. Inizialmente ci chiedevamo: che stiamo facendo? Questi malati non vanno né avanti né indietro. Ora sappiamo che possono stare anche mesi intubati, che questa manovra non va rimandata, e dal punto di vista psicologico siamo più preparati”. Malara tira le somme, tra la sofferenza per gli abbracci mancati, la consolazione di bere qualcosa a fine turno coi colleghi a distanza di sicurezza. E una cosa le resta nel cuore: “Qualche tempo fa è venuta una paziente che era stata ricoverata a Lodi, ha voluto rivedere insieme alla figlia noi e gli infermieri, che sono le figure più vicine ai malati. E’ bello quando li rivedi e stanno bene, sapere che sono rinati”.

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