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Giustizia: pm Sinatra, ‘la mia sofferenza voleva e doveva restare privata’

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Palermo, 5 feb. (Adnkronos) – “La mia sofferenza voleva e doveva restare privata. Desidero soltanto un po’ di rispetto ed il silenzio”. Lo ha detto all’Adnkronos la pm Alessia Sinatra, magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, finita sotto procedimento disciplinare insieme con il Procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo. La pm il 23 maggio del 2019 si era lamentata al telefono con l’ex Presidente dell’Anma Luca Palamara, di aver subito da Creazzo delle avances in un albergo, dove si trovavano nel 2015 per un convegno. “Che sia l’organo competente a valutare tutti gli elementi di prova e a giudicare”, spiega la pm palermitana.

Nella chat Alessia Sinatra aveva definito Creazzo “il porco di Firenze”, definendolo “essere immondo e schifoso”. Fino a scrivere a Palamara: “Giurami che il porco cade subito”. In quel periodo Creazzo era in lizza per diventare Procuratore capo a Roma, come successore di Giuseppe Pignatone, insieme con Marcello Viola e Francesco Lo Voi. Poi fu nominato Michele Prestipino.

L’azione disciplinare nei confronti di Creazzo è stata richiesta “a seguito delle accuse specificamente a lui rivolte dalla dottoressa Sinatra in sede di interrogatorio disciplinare”, come ha spiegato ieri il Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi. Mentre l’azione disciplinare nei confronti di Alessia Sinatra nasce invece “non certo per aver denunciato i fatti”, ha precisato l’ufficio del pg, ma per “l’uso improprio di quei fatti, al fine di ricercare una privata ‘giustizia’, come dalla stessa dottoressa rappresentato. Valuterà la Sezione disciplinare se ciò costituisca condotta scorretta e se, in tal caso, essa possa considerarsi giustificata dagli aspetti personali coinvolti”. “Non corrisponde dunque a verità – sottolinea il pg – che per i fatti suddetti non vi sia stata iniziativa o che non siano stati ascoltati i testimoni”.

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