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Openjobmetis, Covid spinge richiesta ancora professioni sanitarie e Ict

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Roma, 3 feb. (Labitalia) – “Sicuramente l’emergenza continuerà a influenzare la domanda di lavoro richiesta di determinate professioni, come quelle sanitarie, o in ambito Ict/consulenziale in quanto la pandemia ha accelerato il bisogno di trasformazione digitale e di smart working, servizi alla persone, come ad esempio assistente familiare/badante”. Emerge da una panoramica sulle professioni più richieste del momento, elaborata per Adnkronos/Labitalia dalla candidate manager di Openjobmetis, primaria agenzia per il lavoro, quotata in Borsa italiana, Elisa Fagotto. Ecco, quindi, le professioni più richieste: infermieri (meglio se con specializzazione) e operatore socio sanitario; ssoftware engineer e Java software engineer, analista software. sistemista/tecnico rete, tecnici tlc; supporto, assistenza clienti e call center; badanti.

“I profili più ricercati – spiega Elisa Fagotto – nella produzione industriale, forse meno scontati di quelli sopra citati ma su cui facciamo più fatica perché profili difficili da trovare, sono quelli relativi agli operai altamente specializzati, soprattutto nel settore metalmeccanico, e in generale, operai altamente qualificati a seconda del distretto/settore industriale”.

“Sicuramente – fa notare – il metalmeccanico fa da padrone con diverse competenze: addetto stampaggio/presse/lavorazione lamiera; saldatore/tornitore/manutentore; operatore macchine cnc; tagliatore/cucitore; addetti tintoria/stireria; verniciatore settore mobili; carpentiere e turnisti. E infine la logistica che sicuramente durante tutto 2020 e anche nel 2021 sarà un settore che prevede inserimenti (addetti consegne e magazzinieri)”.

All’Adnkronos/Labitalia Rosario Rasizza, presidente di Assosomm, l’Associazione italiana delle agenzie per il lavoro e amministratore delegato di Openjobmetis dice che “La situazione dell’occupazione è preoccupante e dimostra la totale assenza in Italia di un piano concreto di politiche attive per il lavoro. In questi mesi gli imprenditori hanno dimostrato con enormi sacrifici di avere a cuore la salvaguardia dei posti di lavoro, ma non è più accettabile che tutto gravi solo sulle loro spalle”.

“E’ ora – ribadisce – che l’anima produttiva del Paese sia messa in condizione di assumere, ponendo fine allo stato di confusione che ancora contraddistingue le politiche del lavoro, con particolare riferimento a quelle attive e non più solo e soltanto alle logiche assistenzialiste”.

Per Rosario Rasizza, “le trasformazioni del mercato richiedono investimenti in sistemi di flessibilità, formazione e accompagnamento lungo l’intero arco della vita professionale di una persona”. “E’ urgente – auspica – che le risorse disponibili, a partire dal recovery fund, siano tradotte in un piano di riforme per il rilancio dell’occupazione. In questo momento storico – osserva – il lavoro deve essere liquido, non ingessato e passivo come è da fin troppo tempo”.

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