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Coronavirus: palestre lombarde, ‘situazione drammatica, governo è cieco’

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Milano, 2 feb. (Adnkronos) – Per le palestre non c’è niente da fare: anche in zona gialla restano chiuse. Se da ieri in Lombardia (e in diverse Regioni italiane) bar e ristoranti sono tornati ad accogliere clienti ai tavoli fino alle 18 lo stesso non vale per palestre e piscine, costrette a tenere ancora la serranda abbassata, senza avere certezza di una riapertura. “Purtroppo, se prima la situazione era critica ora inizia a diventare davvero drammatica – spiega all’Adnkronos Marco Contardi, presidente di Arisa, l’associazione lombarda delle imprese dello sport e delle arti del benessere fisico che aderisce alla Confcommercio milanese -. Ho notizie di palestre che hanno deciso di non riaprire più. Il passaggio dalla zona arancione alla zona gialla non ha preso in considerazione il mondo sportivo e questo crea dei problemi enormi”.

Per Contardi chi frequenta una palestra o una piscina lo può fare in sicurezza perché i gestori assicurano “sanificazioni, rispetto delle distanze e certificati di sanificazione” anche se sono costretti a restare “in balia” delle mancate riaperture. “Non c’è la minima attenzione da parte delle istituzioni e del governo al mondo dello sport – lamenta Contardi – e questo, stando ai sociologi e agli psicologi infantili, sta creando del disagio giovanile di dimensioni davvero importanti. Chiudere le palestre, oltre a impedire agli adulti di allenarsi, crea un disagio giovanile. C’è una cecità totale da parte delle istituzioni e questo sta diventando un problema sociale”.

Il mondo sportivo, osserva Contardi, “sta avendo ripercussioni ovunque: dalle famiglie, ai gestori, agli utenti, ed è davvero devastante”. Anche a livello economico “siamo in una situazione drammatica – fa notare – ho segnalazioni di palestre che hanno deciso di non riaprire e chiuderanno definitivamente l’attività. Dal governo mi aspettavo un intervento per le utenze, gli affitti, la defiscalizzazione dello sport. Mi aspettavo che i ristori fossero commensurati al tipo di attività svolta. Invece il mondo dello sport è fermo al 26 ottobre”.

In attesa di una soluzione, “aspettiamo e vediamo cosa accadrà dopo il 15 febbraio – sottolinea Contardi – se c’è da tornare a protestare pubblicamente la rifaremo e potrà aderire tutto il mondo sportivo”.

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