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Libia: il racconto dei pescatori, ‘in carcere ci hanno detto di scambio tra prigionieri’/Adnkronos (2)

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(Trapani) – “I carcerieri ci dicevano che i libici volevano la liberazione dei quattro ‘calciatori’ in cambio nostro – racconta – Dicevano che i libici erano innocenti e che andavano liberati, perché non c’entravano nulla con il naufragio di cui erano accusati. Altro non sappiamo”. Anche il pescatore indonesiano preso in ostaggio dai libici parla di uno scambio di prigionieri. Parlando dall’Hotel Greta di Mazara dove è ospite dell’armatore, dice che “il momento di maggiore paura, è stato quando ci hanno detto dopo un mese di prigionia che avrebbero fatto uno scambio d’ostaggi tra noi e alcuni libici che si trovavano in carcere in Italia. A quel punto abbiamo avuto il sospetto che fossimo in mano a dei terroristi. Sembrava di vivere in un film”.

“Quando chiedevamo se e quando ci avrebbero rilasciati, la risposta – aggiungono – era sempre la stessa: ‘lo sa solo Dio'”. Ma come venivano trattati i pescatori in carcere? A raccontarlo è Pietro Marrone: “Abbiamo subito molte umiliazioni”. “Ci mettevano con le spalle al muro – racconta – ci gridavano a pochi centimetri dalla faccia”. Poi Marrone racconta cosa accadde la sera del primo settembre scorso quando furono sequestrati da una motovedetta libica.

“La motovedetta libica si è avvicinata e i militari libici hanno iniziato a sparare per aria – dice – hanno fatto salire sulla loro imbarcazione i comandanti dei pescherecci”. “Quando hanno iniziato a sparare noi ci siamo fermati subito – dice – hanno chiesto ai comandanti di scendere e ci hanno subito portati al porto di Bengasi”. Per i primi “tre o quattro giorni” ci hanno portato in una specie di Ministero. Poi ci hanno portato in carcere.

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