Pd: alleanza con M5S agita partito, Zingaretti difende intesa e garantisce tutela identità
Roma, 18 ago. (Adnkronos) – La possibilità di alleanze con il Movimento 5 stelle per le prossime elezioni amministrative, apertasi dopo il via libera arrivato dalla piattaforma Rousseau, riaccende il dibattito all’interno del Pd. Da una parte chi si mostra tiepido o addirittura contrario rispetto all’ipotesi di intesa, chiedendo anche un congresso nel 2021 per riaffermare l’identità riformista del partito; dall’altro chi segnala la necessità di concentrarsi prima sul prossimo appuntamento elettorale, rivendicando anche i risultati raggiunti nell’ultimo anno dalla leadership del Nazareno. Finché è il segretario, Nicola Zingaretti, ad intervenire con un lungo post su Facebook, puntualizzando che gli eventuali accordi con M5S saranno frutto di “un processo nel quale stare, combattendo con la nostra identità”.
Un’esigenza posta dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, esponente di Base riformista, in un lungo intervento su ‘Il Foglio’, anticipato già ieri: “ci confronteremo con questa novità nei prossimi mesi. Senza avere però la pretesa -spiega- di annullare o azzerare quelle profonde e radicali differenze politico-culturali che esistono tra noi e i Cinquestelle, che rimangono tutte e che danno un carattere tattico alla nostra alleanza, molto distante da quella rappresentazione di un’alleanza prospetticamente stabile perché genetica e culturale”.
Più duro il sindaco di Firenze Dario Nardella: “Io non ho pregiudizi di principio, ma annunciare patti politici alla vigilia di qualche elezione, come fatto in Umbria, è più una tattica miope che il frutto di un serio progetto politico. Se si vogliono fare passi politici strategici, non basta qualche intervista sul giornale, si abbia il coraggio di coinvolgere ed ascoltare iscritti, amministratori ed elettori con un congresso, vero, di nome e di fatto. Certo non ora in cui dobbiamo essere tutti concentrati per battere le destre nelle elezioni regionali e comunali del 20 settembre. Ma dopo, se si vorranno prendere decisioni talmente cruciali, sarà inevitabile prepararsi a un congresso per darci un nuovo profilo riformista”.

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