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Cossiga: ‘mi dimetto per servire la Repubblica’, l’addio anticipato al Quirinale/Adnkronos (2)

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(Adnkronos) – “Superata una serie di ostacoli, interni ed internazionali, che avevano fortemente caratterizzato e condizionato, nei decenni trascorsi, il funzionamento del sistema italiano, si è giunti ad una fase della nostra vicenda -aveva scritto ad esempio Cossiga nel messaggio sulle riforme istituzionali inviato alle Camere il 26 giugno del 1991- che al Capo dello Stato appare particolarmente propizia per coagulare intorno alla questione delle riforme un vasto e costruttivo consenso, un vero e proprio nuovo patto nazionale che permetta di raccogliere, attraverso una profonda trasformazione del modo di fare politica del nostro Paese, la richiesta di cambiamento che sale dalla società civile”.

Una domanda, ribadirà il Presidente nel discorso del 25 aprile del 1992, confermata dai risultati delle elezioni svoltesi il 4 e il 5 aprile di quello stesso anno: Democrazia cristiana e Partito comunista, “simbolo di un tipo di società politica, sono stati fortemente penalizzati con il voto e con questo voto credo si sia voluto aprire uno spazio al rinnovamento del nostro sistema politico. Le elezioni hanno posto una forte domanda di governo, di cambiamento e di riforme”.

Da qui un’analisi spietata sulla situazione del Paese, che a distanza di quasi trent’anni appare premonitrice e rimane purtroppo particolarmente attuale, con “gravi ed importanti problemi da affrontare e da risolvere: i nostri appuntamenti con l’Europa, perché Maastricht non è soltanto il nome di una bella cittadina dei Paesi Bassi, non è solo il nome di un Trattato, Maastricht non è qualcosa che noi abbiamo raggiunto, un risultato che noi abbiamo conseguito, è un obiettivo che dobbiamo guadagnare e che non è facile guadagnare, non un esame superato, un esame solo rimandato e che ci sarà fatto secondo prove sicure e prove difficili”.

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