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Intoo, politiche attive lavoro e alleanza pubblico-privato per ripartenza

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Roma, 12 ago. (Labitalia) – Come far ripartire rapidamente le aziende e con esse le persone? Questo è il punto chiave della fase che stiamo vivendo. Secondo Cetti Galante, amministratore delegato di Intoo, società di Gi Group Leader nei servizi di sviluppo e transizione di carriera, “non è più sostenibile appoggiarsi alle sole politiche passive del lavoro e il blocco dei licenziamenti con alcune settimane di cassa integrazione sposta troppo i costi della crisi sulle aziende: tanti imprenditori non potendo rinunciare a qualche persona rischiano ormai di chiudere del tutto l’attività”.

“I licenziamenti che inevitabilmente arriveranno vanno, invece, affrontati con un potenziamento delle politiche attive, rinnovando ed estendendo l’assegno di ricollocazione a tutti i disoccupati, prevedendo i servizi di accompagnamento al lavoro che attualmente non sono compresi nella misura e aumentando l’integrazione dei servizi pubblico-privati accogliendo nel sistema attuale, centri per l’impiego e agenzie per il lavoro, anche le società di outplacement che da 30 anni lavorano per supportare le persone a ritrovare lavoro”, sostiene.

“Si alzerebbe il tasso di rientro nel mercato del lavoro attuale – spiega – grazie a due caratteristiche intrinseche: tali società sono specializzate a supportare target complessi per età avanzata o livello alto in azienda e sono specializzate nella riconversione delle persone dai settori più in crisi a quelli più dinamici o su nuove strade, quali la creazione di impresa o l’avvio di una propria attività, soprattutto in territori con scarsa presenza di aziende”.

“Con un supporto personalizzato e intensivo che si focalizza sul potenziamento delle competenze – prosegue Cetti Galante – si arriva all’obiettivo di riportare le persone nel mondo del lavoro. Lo dimostrano i numeri: l’80% delle persone affidate a Intoo, in media 2.500 l’anno, rientra nel mercato del lavoro in circa 6 mesi, il 70% come dipendenti, il 35% direttamente a tempo indeterminato. In un caso su cinque, poi, si riesce anche ad avviare attività microimprenditoriali. E le percentuali di successo non cambiano anche nei Paesi dove l’outplacement è obbligatorio e, dunque, la popolazione da supportare più ampia: in Francia, dove una sola società può supportare anche 40.000 persone l’anno, il tasso di rientro nel mercato è comunque vicino al 70%”.

“Questo è possibile – chiarisce – perché nel percorso di outplacement si parte dalla persona, che viene affiancata da professionisti con esperienza in diversi settori e formati in modo specialistico per accompagnare le persone a riattivarsi, aggiornarsi dove necessario, imparare a farlo in modo continuo per realizzare i loro obiettivi personali e professionali, coniugandoli con le esigenze del mercato. Senza tralasciare nessuno dei candidati affidati, anche i più ‘deboli’, ma aiutando tutti a scoprire le proprie potenzialità e a colmare i propri eventuali gap di competenze per tornare a riproposi sul mercato”.

“Con una precisazione: il processo di outplacement – avverte – non è ‘matching’ di posizioni disponibili. L’interazione continua e intensiva con la persona è fondamentale e la sua proattività è cruciale affinché trovi una nuova occupazione, dopo averlo supportato anche a preparare gli strumenti di comunicazione corretti con i diversi canali del mercato del lavoro (cv, ma anche canali social, networking e personal branding) e ad affrontare colloqui di lavoro con simulazioni e uso del web”.

“Occorre, dunque, la corresponsabilità del singolo a qualunque età e livello professionale – afferma l’ad di Intoo – nel restare attivo, formarsi e proattivarsi da subito nella ricerca del lavoro, senza adagiarsi sugli ammortizzatori sociali. Il mondo del lavoro è cambiato, è più dinamico e flessibile e il lavoro non è solo quello a tempo indeterminato. Significa, quindi, accogliere anche la creazione di impresa, di cooperative, di start up o lavori da freelance, specialmente dopo i 50 anni”.

“Le aziende medie e piccole – dice – hanno bisogno di una struttura costi più leggera, di professionisti sempre aggiornati che offrono servizi e consulenze, di manager che possono portare valore anche in forme contrattuali nuove: il Fractional Executive è un esempio. In questo caso, il manager ha il vantaggio di lavorare per più aziende, con minore rischio di disoccupazione e l’impresa beneficia della circolazione delle idee”.

“Non c’è più tempo: bisogna avvalersi di tutti le migliori expertise pubbliche e private per favorire la proattivtià delle persone e l’occupazione a tutti i livelli, tenendo presente che lo scopo fondamentale del sistema pubblico deve essere quello di minimizzare i tempi di transizione da un lavoro all’altro, riducendo così la durata degli ammortizzatori passivi e facendo rientrare le persone più velocemente nel sistema contributivo”, conclude.

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