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Vino, tra bianco e rosso la terza via del rosato

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Il vino rosato è la “terza via” della nostra vitivinicoltura. E’ da troppo tempo poco considerato. Eppure rappresenta anch’esso un esempio di eccellenza del sistema vitivinicolo del nostro Paese

Quando si parla di vino in Italia viene immediatamente in mente una bella bottiglia di rosso, magari toscano, oppure un fresco bianco, tipico friulano. Ma c’è una “terza via”, un prodotto che è da troppo tempo poco considerato, ma che invece rappresenta anch’esso un esempio di eccellenza del sistema vitivinicolo del nostro Paese: il “rosato”. Il consumatore medio non vede di buon occhio il vino rosato, lo snobba, pensando che sia un prodotto di rango inferiore. Ma il rosato ha grande dignità e una storia produttiva di tutto rispetto.

Pensiamo a un fresco aperitivo in riva al mare, una sera d’estate: quando un vino bianco è troppo “poco” e un vino rosso diventa impegnativo, perché non pensare a una soluzione “rosata”? A cena, poi, può andare d’accordo praticamente con tutte le pietanza: dagli antipasti alla pasta, dal riso al pesce, dalla carne ai formaggi. E ultimamente è stato scoperto il suo abbinamento con la pizza. Ha un aspetto pallido, ma non fatevi ingannare: il gusto è frizzante e la sua storia è molto giovane, tanto è vero che la produzione è stata avviata in Italia, secondo molti, alla fine della seconda guerra mondiale.

Oggi, anche sul versante della qualità, sono stati fatti enormi passi in avanti: è stata modificata la normativa comunitaria che consentiva, per ottenere un rosato, di “tagliare” (cioè miscelare) vino rossi e bianchi. Oggi il rosato si ottiene attraverso una macerazione più “rapida” delle bucce degli acini, in modo da donare alla bevanda un colore solo pallido. Capostipite delle Regioni in cui viene alla luce il rosato è la Puglia, con oltre il 50 per cento del totale italiano. Ed è proprio la Puglia ad aver promosso il primo “Concorso enologico nazionale dei vini rosati d’Italia”, presentato al Minsitero delle politiche agricole e forestali. Una “competizione” tra tutte le Regioni che, di sicuro, sarà virtuosa.

Giacomo Gallo
 

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