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Mind Order: L’istinto materno esiste?

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Scopriamo la verità su un falso mito che ha radici più culturali che naturali, con la dott.ssa Raffaella Morelli

No, se pensiamo all’istinto come qualcosa comune a tutte le donne a prescindere dalla personalità e le esperienze di ognuna.
No, se lo consideriamo come un aspetto innato e non il risultato di una riflessione ricca di contraddizioni.
No, se intendiamo che la donna si realizza pienamente solo in quanto madre.
Come sostiene Elisabeth Badinter non esiste un istinto che guida al desiderio e alla cura di un figlio, può esserci come può essere assente.
Helene Deutsch sottolineava come la donna per essere materna non debba necessariamente avere un figlio, infatti ci può essere un’inclinazione materna che si realizza attraverso una scelta professionale che implica la cura dell’altro, si pensi all’insegnante, all’infermiera, al medico. Infine, alcuni uomini sono più materni di molte donne.
L’ambiente culturale, il passato, le credenze e l’idealizzazione della maternità hanno alimentato falsi miti che hanno contribuito a considerare il diventare madre come un’attitudine presente fin dalla nascita e pertanto un passaggio obbligato e necessario per poter considerare la vita qualcosa di realmente vissuto.
Nel ritenere la nascita di un figlio come una normale fase evolutiva piuttosto che come un evento che implica un processo di trasformazione della propria identità (Ammaniti M., 2008) o qualcosa che fa “naturalmente” parte dell’esistenza, ci si è pericolosamente avvicinati al rischio di negare le contraddizioni tipiche di questa decisione che invece richiedono uno spazio psichico per poter essere pensate e valutate attentamente.
E’ possibile far crescere dentro di sé il desiderio di avere un bambino ma questo desiderio non è scontato e implica un processo di pensiero razionale ed emotivo allo stesso tempo.
Oggi, sebbene non ancora abbastanza, la gravidanza è tornata ad essere una delle possibilità tra tante altre nella vita di una donna, tale esperienza è affrontata con maggiore consapevolezza restituendo un valore nuovamente profondo a questo evento centrale dell’esistenza che coinvolge il corpo quanto la psiche.
Non più un destino, dunque, ma una scelta e proprio per questo soggetta a continui ripensamenti, ambivalenze, dubbi. Una scelta che definirei giustamente tormentata, un vero e proprio parto della mente prima che biologico.
Fausta Ferraro e Adele Nunziante Cesaro ritengono preferibile riferirsi alla maternità non utilizzando la parola “istinto”, ma con l’espressione “sentimento materno” per sottolinearne la complessità.
Queste nuove concezioni conducono ad una separazione tra il concetto di gravidanza e quello di maternità, che non sempre coesistono, in quanto la gravidanza non è garanzia di un sentimento materno. Secondo P.C. Racamier con il termine maternità ci si riferisce solo ai cambiamenti biologici della gravidanza, con maternalità si indica lo sviluppo psicologico ed emotivo, che si ottiene quando l’evento si integra con la personalità attraverso un’elaborazione mentale.

Dottoressa Raffaella Morelli
Fondatrice e responsabile studio Mind Order. Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana.

Bibliografia
Ammaniti M., Madri si diventa, ed. Laterza, 2008
Deutsch H., Psicologia della donna. Studio psicoanalitio., ed. Bollati Boringhieri, 1977
Ferraro F., Nunziante Cesaro A., Lo spazio cavo e il corpo saturato. La gravidanza come “agire” tra fusione e separazione. Ed. franco Angeli, terza ed. 2017
Racamier P.C., Taccani S., La crisi necessaria. Il lavoro incerto, ed. Franco Angeli, 2010

 

maternità, psicanalisi, psicoalisi, psicologia


Redazione Ecoseven

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