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La busta di plastica che è finita negli abissi marini

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Trovata nella Fossa delle Marianne la busta di plastica che si è spinta più a fondo nel mare – era a quasi 11.000 metri

Mentre studiavano in che modo i detriti prodotti dall’uomo arrivassero nelle profondità marine, gli scienziati hanno scoperto un gran numero di prodotti in plastica monouso, compresa una busta che ha segnato il record di profondità, visto che è stata trovata nella Fossa delle Marianne, a quasi 11.000 metri al di sotto della superficie dell’oceano.

Questa busta, è solo uno dei 3.425 pezzi di detriti prodotti dall’uomo negli ultimi 30 anni che gli scienziati hanno registrato in un database gestito dalla Japan Agency for Marine-Earth Science and Technology (JAMSTEC). Questo database, lanciato per uso pubblico lo scorso anno, include fotografie e immagini di rifiuti scattate da veicoli telecomandati e da sommergibili sottomarini – tra l’altro, anche se la scoperta della busta di plastica è stata divulgata da un articolo di recente pubblicazione sulla rivista «Marine Policy», il video di JAMSTEC che la racconta porta come data dell’immersione il 1998.

Gli scienziati hanno raccontato oltre il 33% dei detriti recuperati era costituito da plastica e di questo l’89% era composto da prodotti monouso – un rapporto che aumentava a 52% e 92%, rispettivamente, nelle zone più profonde di 6000 metri. Gli altri prodotti trovati erano gomme, metalli, vetri, stoffe e attrezzi da pesca.

Gli scienziati hanno anche lanciato l’allarme sulla minaccia dell’inquinamento plastico agli ecosistemi delle profondità marine, facendo riferimento a una statistica che stima che quasi l’80% dei rifiuti plastici globali generati dal 1950 al 2015 rimane nelle discariche o nell’ambiente e non è stato bruciato o riciclato. Secondo il team di ricerca, l’unica soluzione è ridurre la produzione di questi rifiuti, in modo che si riduca di conseguenza il loro flusso nelle aree costiere e negli oceani.

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Redazione Ecoseven

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