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No alle diagnosi “fai da te” sull’intolleranza al glutine

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Attenti alla “moda” dell’autodiagnosi. Bisogna sempre consultare gli specialisti

L’intolleranza al glutine va accertata dai medici, mai auto-diagnosticata. Anche quando non si tratta di celiaci ma di “sensibilità al glutine non celiaca”.

A mettere in guardia gli italiani sono i gastroenterologi della Sige (Società italiana di gastroenterologia), che ricordano come questa condizione, “dai contorni assai sfumati”, è finita da qualche tempo sotto la luce dei riflettori. Si allarga, infatti, la rosa delle potenziali proteine alimentari colpevoli di disturbi simili a quelli della sindrome dell’intestino irritabile (pancia gonfia, dolori addominali, diarrea alternata a stipsi), molto frequenti tra la popolazione generale, in particolare tra le donne.

“In un mondo sempre più dominato da mitologie dietetiche fomentate da un’informazione ad alto flusso, di facile accesso ma non controllata e non sempre attendibile – spiega Antonio Craxì, presidente della Sige – il ruolo di una società scientifica è quello di fornire al pubblico la visione più aggiornata, comprensibile e nel contempo bilanciata su quanto la ricerca scientifica, ma anche le mode del momento pongono all’attenzione di tutti”.

La Sige raccoglie il maggior numero dei clinici e dei ricercatori italiani attivi nel campo delle malattie digestive e “si pone come interlocutore attento e consapevole dei bisogni di salute, ma anche delle incertezze che derivano da una informazione spesso improntata a soddisfare esigenze commerciali più che a sostenere il benessere individuale”, sottolinea Craxì.

Sappiamo che per la celiachia i criteri diagnostici sono chiari, invece è più difficile la diagnosi di sensibilità al glutine non celiaca.

“Quando non ci sono gli elementi per far diagnosi di celiachia – afferma Carolina Ciacci, ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Salerno – ma la persona riferisce che i suoi sintomi sono alleviati o scompaiono con una dieta senza glutine, questa persona si autodefinisce intollerante al glutine o affetta da sensibilità al glutine di tipo non celiaco. Sono stati proposti diversi protocolli per la diagnosi di questa condizione, ma in assenza di biomarcatori o di alterazioni istologiche tipiche, la diagnosi può essere solo di esclusione. In linea di massima gli esperti concordano che, se dopo 6 settimane di dieta priva di glutine non si osservano miglioramenti sui sintomi addominale, la diagnosi di ‘sensibilità’ può essere esclusa con ragionevole certezza”. E la terapia? Molti di questi soggetti presunti intolleranti finiscono con l’adottare spontaneamente una dieta gluten-free che in alcuni contesti, come gli Stati Uniti, è stata scelta anche da un americano su 4, facendo esplodere il mercato dei prodotti gluten-free che lo scorso anno ha battuto cassa per 11,6 miliardi di dollari e presenta un trend di crescita inarrestabile, concludono gli esperti.

 

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Redazione Ecoseven

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