Amianto trasformato in bioplastica: la scoperta dell’Università di Milano-Bicocca
di Redazione Ecoseven – 02/07/2026

Amianto trasformato in bioplastica | Un gruppo di ricerca dell’Università di Milano-Bicocca ha dimostrato che l’amianto, dopo un trattamento di detossificazione, può essere trasformato in una polvere minerale sicura e utilizzata come componente per produrre bioplastiche più facilmente degradabili. Nei test, il nuovo materiale può essere inserito nel PLA fino al 20% del peso, mantenendo proprietà meccaniche comparabili a quelle di riferimento — un risultato pubblicato sulla rivista scientifica Discover Materials.
L’amianto resta uno dei problemi ambientali e sanitari irrisolti più diffusi in Italia: secondo una recente pubblicazione INAIL, nel Paese sono ancora presenti circa 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, di cui circa 1,2 miliardi di metri quadrati di sole coperture in cemento-amianto, a più di trent’anni dalla messa al bando con la legge 257 del 1992. È in questo contesto che si inserisce la ricerca dell’Università di Milano-Bicocca: non una tecnologia per smaltire l’amianto più in fretta, ma un modo per trasformarlo in una risorsa.
Perché l’amianto è un problema irrisolto in Italia
L’amianto — o asbesto — è stato ampiamente utilizzato in edilizia e industria fino agli anni Novanta per le sue proprietà isolanti e ignifughe, prima che le sue fibre venissero riconosciute come cancerogene, responsabili di patologie gravi come il mesotelioma. La legge 257/1992 ne ha vietato l’estrazione, l’importazione e la produzione, ma non ha imposto un obbligo generalizzato di bonifica immediata: i materiali già installati — coperture, canne fumarie, controsoffitti, pannelli isolanti, tubazioni — sono rimasti in gran parte al loro posto, spesso in edifici pubblici come scuole e ospedali. Il risultato è che, oltre trent’anni dopo il bando, l’Italia convive ancora con decine di milioni di tonnellate di questo materiale, da bonificare gradualmente nei prossimi decenni.
Come funziona il processo: l’amianto trasformato in bioplastica
Lo studio, dal titolo “Upcycling detoxified asbestos cement as depolymerization regulating filler in polylactic acid (PLA) composites“, nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento di Scienza dei Materiali e il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca, insieme allo spin-off universitario Graftonica. Il primo passaggio è un trattamento termico, sviluppato dal gruppo di Giancarlo Capitani, docente di Mineralogia, che trasforma l’amianto in una polvere minerale detossificata, priva della struttura fibrosa che lo rende pericoloso per la salute.
I ricercatori hanno testato due tipologie di materiale ottenuto con processi differenti, denominate “rosso” e “verde”. Il materiale “rosso” si è dimostrato il più promettente: può essere inserito nel PLA — l’acido polilattico, una delle bioplastiche più diffuse nell’industria e nella stampa 3D — fino al 20% del peso, mantenendo caratteristiche meccaniche comparabili a quelle del materiale di riferimento, e in alcuni casi aumentando leggermente la rigidità del composito finale.
Cosa succede quando l’amianto trattato entra nel PLA
Un aspetto scientificamente rilevante della ricerca, oltre al riutilizzo del materiale in sé, riguarda il comportamento della polvere derivata dall’amianto all’interno del composito: agisce come una “carica regolatrice della depolimerizzazione”, secondo la definizione degli stessi autori nel titolo dello studio. In pratica, influenza il modo in cui il PLA si degrada nel tempo, rendendo la bioplastica risultante più facilmente degradabile rispetto al polimero puro. È un dettaglio che distingue questa ricerca da un semplice “riempimento” di un materiale con un altro: la polvere di amianto trattato non è un componente inerte, ma interagisce attivamente con la struttura chimica della bioplastica.
La stampa 3D con tecnologia FGF: perché conta
Il materiale composito è stato testato attraverso la tecnologia di stampa 3D Fused Granular Fabrication (FGF), che lavora direttamente con piccoli granuli di materiale (pellet) anziché con i filamenti tradizionali usati nella stampa 3D più comune. Questo approccio, secondo i ricercatori, riduce i costi e i consumi energetici del processo produttivo rispetto alle tecniche di lavorazione plastica più diffuse, rendendo più concreta la prospettiva di una filiera realmente circolare: dall’amianto bonificato al prodotto stampato in 3D, passando per un materiale bioplastico più sostenibile del PLA puro.
Chi c’è dietro la scoperta – Amianto trasformato in bioplastica
La ricerca è stata condotta da Lorenzo Squitieri, dottorando industriale dello spin-off Graftonica, nell’ambito del gruppo guidato da Roberto Simonutti, docente di Chimica Industriale al Dipartimento di Scienza dei Materiali, con il coordinamento del ricercatore Michele Mauri. Il trattamento termico dell’amianto è opera del gruppo di Giancarlo Capitani, del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra. Graftonica, spin-off dell’Università di Milano-Bicocca nato nel 2015, è specializzata nella scienza dei polimeri e nello sviluppo di sistemi nanocompositi, ed è stata determinante nella fase di integrazione del materiale trattato nelle tecniche di lavorazione della bioplastica.
Come procede il progetto adesso
Il gruppo di ricerca sta ora lavorando al coinvolgimento di nuovi partner industriali per avviare il processo di industrializzazione della tecnologia. Prima di poter parlare di applicazioni su larga scala, restano da affrontare i passaggi tipici di ogni tecnologia allo stadio di ricerca accademica: scalabilità del trattamento termico su volumi industriali di amianto, validazione dei costi rispetto ai metodi di smaltimento tradizionali, e verifica normativa che il processo di detossificazione garantisca l’assenza totale di rischio nella polvere risultante. Se questi passaggi verranno superati, la tecnologia potrebbe offrire una strada alternativa — non sostitutiva, ma complementare — ai metodi di smaltimento dell’amianto oggi in uso in Italia, trasformando un costo ambientale in una risorsa per l’industria della bioplastica.
FAQ – Domande frequenti
È vero che l’amianto può diventare bioplastica?
Sì, secondo uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Discover Materials da un gruppo di ricerca dell’Università di Milano-Bicocca. L’amianto, dopo un trattamento termico di detossificazione, viene trasformato in una polvere minerale sicura, utilizzabile come componente per bioplastiche a base di PLA fino al 20% del peso.
L’amianto trasformato in bioplastica è ancora pericoloso?
No. Il trattamento termico sviluppato dal gruppo di Giancarlo Capitani elimina la struttura fibrosa dell’amianto, che è la caratteristica responsabile della sua pericolosità per la salute, trasformandolo in una polvere minerale detossificata prima del suo utilizzo nella bioplastica.
Quanta amianto trattato può essere inserito nella bioplastica?
Nei test descritti nello studio, il materiale ottenuto dall’amianto (denominato “rosso”) può essere inserito nel PLA fino al 20% del peso, mantenendo proprietà meccaniche comparabili al materiale di riferimento, o aumentandone leggermente la rigidità.
Questa tecnologia è già disponibile sul mercato?
No, è ancora in fase di ricerca accademica. Il gruppo dell’Università di Milano-Bicocca, con lo spin-off Graftonica, sta ora cercando partner industriali per avviare il processo di industrializzazione, che richiederà ulteriori verifiche di scalabilità, costi e conformità normativa.
Quanto amianto c’è ancora da smaltire in Italia?
Secondo una recente pubblicazione INAIL, in Italia sono ancora presenti circa 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, di cui circa 1,2 miliardi di metri quadrati di sole coperture in cemento-amianto, a oltre trent’anni dalla messa al bando del materiale.
In breve su “amianto trasformato in bioplastica”
Un gruppo di ricerca dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con lo spin-off Graftonica, ha dimostrato che l’amianto, dopo un trattamento termico di detossificazione, può essere trasformato in un componente per bioplastiche a base di PLA, con applicazioni testate nella stampa 3D. È un risultato di ricerca accademica, non ancora una tecnologia industriale, ma apre una prospettiva concreta di economia circolare per uno dei materiali più problematici della storia industriale italiana, in un Paese che convive ancora con decine di milioni di tonnellate di amianto da bonificare.
ATTENZIONE: questo articolo su amianto trasformato in bioplastica descrive una ricerca scientifica in fase di sperimentazione accademica, non una tecnologia disponibile per l’uso commerciale o domestico; la gestione e la bonifica dell’amianto restano soggette alla normativa vigente (legge 257/1992 e successivi decreti) e devono essere affidate esclusivamente a imprese autorizzate e iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Fonti: Squitieri, Mauri, Simonutti et al., “Upcycling detoxified asbestos cement as depolymerization regulating filler in polylactic acid (PLA) composites”, Discover Materials (2026), Springer Nature; Università degli Studi di Milano-Bicocca, comunicato stampa ufficiale; INAIL, pubblicazione sul rischio amianto negli edifici (2026). Amianto trasformato in bioplastica
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