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Isole energetiche artificiali nel Mare del Nord: Belgio e Danimarca si contendono il primato (con qualche ritardo)

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di Redazione Ecoseven – 01/07/2026

Isole energetiche artificiali Mare del Nord, Belgio e Danimarca

Nel Mare del Nord ci sono almeno due progetti di isole energetiche artificiali, entrambi rivendicati come “il primo al mondo”: quello belga, Princess Elisabeth Island, e quello danese, North Sea Energy Island (VindØ). Il primo doveva completarsi ad agosto 2026 ma è slittato al 2028; il secondo, che punta a fornire energia a 10 milioni di famiglie europee, ha visto la sua prima fase spostarsi dal 2033 ad almeno il 2036.

Negli ultimi giorni circola la notizia di “un’isola artificiale nel Mare del Nord” capace di produrre energia pulita per circa 10 milioni di famiglie. È un progetto reale — quello danese — ma presentarlo come “la prima” rischia di essere impreciso: un progetto molto simile, quello belga, ha iniziato i lavori prima e per anni è stato pubblicizzato proprio con l’obiettivo dichiarato di “battere sul tempo” i vicini danesi.

Qual è la prima isola energetica artificiale del mondo?

La risposta onesta è: dipende da cosa si intende per “prima”, e comunque nessuna delle due è ancora operativa. Il Belgio ha iniziato per primo, nel 2024, la costruzione della sua Princess Elisabeth Island, esplicitamente presentata dal gestore di rete Elia come la futura “prima isola energetica artificiale al mondo”. La Danimarca lavora da più tempo all’idea (il piano risale al 2018-2020) ma è più indietro nella fase realizzativa: il progetto danese, ribattezzato VindØ, è ancora nella fase di definizione tecnica, con il governo che deve ancora decidere se costruire l’isola come terrapieno o come piattaforma in acciaio.

In altre parole: il Belgio è più avanti nei lavori ma realizza un’isola più piccola (3,5 GW); la Danimarca punta a un impianto quasi tre volte più grande (10 GW) ma partirà, nella sua prima fase, non prima del 2036.

L’isola belga Princess Elisabeth: a che punto sono i lavori

Princess Elisabeth Island sorge a 45 km al largo di Ostenda, in un’area protetta Natura 2000, per cui il progetto ha dovuto includere misure di tutela della biodiversità, tra cui barriere a protezione del gabbiano tridattilo. L’isola, di forma circolare con 280 metri di diametro su una superficie di circa 6 ettari, poggia su 23 cassoni di cemento riempiti di sabbia, ciascuno lungo circa 58 metri. Sarà gestita da Elia, l’operatore della rete elettrica belga, tramite il consorzio TM Edison (DEME Group e Jan De Nul), e fungerà da hub per collegare la zona eolica offshore Princess Elisabeth (capacità 3,5 GW) al Belgio e, in prospettiva, al Regno Unito (interconnettore Nautilus) e alla Danimarca (TritonLink).

Il permesso ambientale è stato ottenuto nell’ottobre 2023 e i lavori sono partiti nei primi mesi del 2024. La scadenza inizialmente comunicata era la metà del 2026, con l’obiettivo esplicito di anticipare il progetto danese. Le fonti più recenti, tuttavia, indicano che il completamento è ora atteso per il 2028, mentre i collegamenti elettrici completi con i parchi eolici sono previsti solo entro il 2030. Il costo dell’opera è stimato in circa 3,6 miliardi di euro, con un contributo di circa 100 milioni di euro dall’Unione Europea nell’ambito del piano di ripresa post-Covid.

L’isola danese VindØ: perché punta a 10 milioni di famiglie

Il progetto danese, situato a circa 80 km al largo della penisola dello Jutland, è più ambizioso nei numeri ma meno avanzato nei lavori concreti. È finanziato dal consorzio VindØ, che riunisce i fondi pensione danesi PFA e PensionDanmark insieme all’utility Andel. L’isola dovrebbe occupare una superficie minima di 120.000 metri quadrati (circa 18 campi da calcio) ed essere circondata, nella fase iniziale, da circa 200 turbine eoliche offshore.

La capacità prevista nella prima fase è di 3 GW, sufficienti per circa 3 milioni di famiglie europee; l’espansione fino a 10 GW, che coprirebbe il fabbisogno di circa 10 milioni di famiglie, è attesa entro il 2040. Per dare un’idea dell’impatto ambientale positivo: ogni gigawatt di energia eolica prodotta consente di evitare circa 1,9 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, per cui a piena capacità l’isola danese eviterebbe l’emissione di quasi 20 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. Il costo stimato per l’opera completa varia, a seconda della tecnica costruttiva scelta (terrapieno o piattaforma), tra circa 28 e quasi 30 miliardi di euro secondo un’analisi costi-benefici della società di consulenza COWI.

Perché le due isole energetiche artificiali slittano nei tempi?

Entrambi i progetti hanno subito ritardi significativi rispetto alle prime comunicazioni ufficiali. Per l’isola belga, il completamento è slittato dalla metà del 2026 al 2028: un’opera di questa scala — fondamenta in cemento trainate in mare aperto, cavi sottomarini ad alta tensione, integrazione con più parchi eolici — comporta margini di incertezza tecnica ed è comune che le tempistiche iniziali, spesso comunicate a scopo divulgativo o politico, si rivelino ottimistiche.

Per l’isola danese il ritardo è ancora più marcato: la decisione sulla tecnica costruttiva non è stata ancora presa, e la data della prima fase operativa è passata dal 2033 ad almeno il 2036. Va inoltre considerato che progetti infrastrutturali di questa portata, che coinvolgono più Stati e importi tra i 3 e i 30 miliardi di euro, dipendono da variabili che vanno oltre l’ingegneria: aste per l’assegnazione dei parchi eolici, permessi ambientali, tempi di realizzazione delle reti elettriche nazionali di collegamento.

C’è anche una terza isola? Il caso Bornholm

Sì, ma non è nel Mare del Nord. La Danimarca sta sviluppando anche un secondo hub energetico, Bornholm Energy Island, situato però nel Mar Baltico, vicino all’omonima isola danese, non lontano dalle coste svedesi. Il progetto, che collegherà i sistemi energetici di Danimarca e Germania attraverso quasi 400 km di cavi sottomarini ad alta tensione, ha ricevuto un finanziamento di 645 milioni di euro dalla Commissione Europea ed è gestito congiuntamente dagli operatori di rete tedesco 50Hertz e danese Energinet. Alimenterà almeno 3 milioni di famiglie entro il 2030. Non essendo nel Mare del Nord, non entra nel confronto tra le due isole di cui sopra, ma fa parte della stessa strategia europea di sviluppo dell’eolico offshore.

Il punto chiave qual è?

Per chi segue la transizione energetica europea, il punto chiave non è “quale isola arriverà prima”, ma la scala dell’investimento collettivo in corso nel Mare del Nord: tre progetti di isole energetiche, sviluppati da Paesi diversi ma pensati per essere interconnessi tra loro (Belgio-Regno Unito-Danimarca da un lato, Danimarca-Germania dall’altro), fanno parte di un’unica strategia europea per arrivare a 111 GW di eolico offshore entro il 2030 e 317 GW entro il 2050, secondo gli obiettivi della Commissione Europea. Con 21 GW installati a fine 2024, l’Unione Europea è ancora lontana da questi target, ed è anche per questo che progetti come queste isole vengono comunicati con grande enfasi mediatica, a volte anticipando tempistiche che poi si rivelano ottimistiche.

FAQ – Domande frequenti

Qual è la prima delle isole energetiche artificiali del mondo?

Non c’è ancora una risposta definitiva: sia il progetto belga (Princess Elisabeth Island) sia quello danese (North Sea Energy Island / VindØ) sono stati presentati come “il primo al mondo”, ma nessuno dei due è ancora operativo. Il Belgio è più avanti nei lavori, con completamento ora atteso nel 2028; la Danimarca è più indietro ma punta a un impianto molto più grande.

Quante famiglie alimenterà l’isola energetica nel Mare del Nord?

Dipende dal progetto. Quello danese, a piena capacità (10 GW, prevista entro il 2040), coprirebbe il fabbisogno di circa 10 milioni di famiglie europee. Quello belga, con una capacità di 3,5 GW, servirà un numero più contenuto di utenze, principalmente in Belgio, Regno Unito e Danimarca.

Quando sarà pronta l’isola energetica belga?

Il completamento della struttura fisica era inizialmente previsto per agosto 2026, ma le fonti più recenti indicano che i lavori si concluderanno nel 2028. I collegamenti elettrici completi con i parchi eolici sono attesi entro il 2030.

Quando sarà pronta l’isola energetica danese?

La prima fase, con una capacità di 3 GW, era originariamente prevista per il 2033 ma è slittata ad almeno il 2036. L’espansione fino a 10 GW è attesa entro il 2040.

Le isole energetiche artificiali riducono davvero le emissioni di CO2?

Sì, in modo significativo: secondo le stime riportate per il progetto danese, ogni gigawatt di energia eolica offshore prodotta consente di evitare circa 1,9 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. A piena capacità (10 GW), l’isola danese eviterebbe l’emissione di quasi 20 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno.

In breve

Non esiste ancora “la prima isola energetica artificiale del mondo”: Belgio e Danimarca stanno realizzando due progetti diversi di isole energetiche artificiali nel Mare del Nord, entrambi in ritardo rispetto ai piani originali. Quello belga (Princess Elisabeth Island, 3,5 GW) è più avanti nei lavori ma ha visto slittare il completamento dal 2026 al 2028; quello danese (VindØ, fino a 10 GW e 10 milioni di famiglie) è più ambizioso ma la sua prima fase è passata dal 2033 al 2036. A questi si aggiunge, nel Mar Baltico, il progetto Bornholm, già finanziato dall’UE. Tutti fanno parte della stessa corsa europea verso l’eolico offshore su larga scala.

ATTENZIONE: questo articolo su Isole energetiche artificiali nel Mare del Nord ha finalità informativa e i dati su costi e tempistiche riportati sono stime soggette a revisione da parte degli enti coinvolti, come già avvenuto più volte per entrambi i progetti descritti. Fonti: Elia Group e Jan De Nul (Princess Elisabeth Island); Wikipedia (cronologia aggiornata del progetto belga); Rinnovabili.it, ESG360, Valori.it e Tiscali Ambiente (progetto danese VindØ/North Sea Energy Island); Il Sole 24 Ore e Commissione Europea (Bornholm Energy Island e obiettivi UE sull’eolico offshore); Geopop (spunto originale della notizia).

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