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No al ponte sullo stretto: le 5 ragioni del WWF

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Il WWF spiega perché il ponte sullo stretto è un progetto poco sensato

Il ponte sullo stretto di Messina è tornato al centro delle cronache dopo che il Governo ha ricominciato a parlarne.

la posizione del WWF è netta: non  è mai stata dimostrata la fattibilità economico-finanziaria del ponte, spiega l’associazione ambientalista in una nota: ‘lo stesso progettista prevedeva flussi di traffico di attraversamento pari ad 1/10 della sua capacità che non  ripagherebbero mai l’opera, con un costo che è più che raddoppiato dal 2003 al 2010  raggiungendo gli 8,5 miliardi di euro, in presenza di una gara vinta al massimo ribasso dal General Contractor Eurolink (oggi sotto il controllo di Salini) grazie ad un’offerta di 3,9 miliardi di euro per realizzare l’opera, considerata anomale e contestata a suo tempo dal Gruppo Astaldi’.

Il ponte sullo stretto costerebbe al nostro paese un punto di PIL e avrebbe un impatto ambientale molto elevato.

Il WWF ha riassunto la sua posizione contraria in 5 punti:

1. ha un costo ingiustificato di 8,5 miliardi di euro, più del doppio di quello con cui il General Contractor Eurolink, capeggiato da Impregilo, ha vinto la gara (3,9 miliardi rispetto ai 4,4 miliardi di euro posti a base di gara)

2. non si ripaga con il traffico stimato, visto che le previsioni degli stessi progettisti valutano, a regime, un utilizzo del ponte che si aggirerebbe attorno all’11% della capacità complessiva (11,6 milioni di auto l’anno, a fronte, appunto, di una capacità complessiva teorica dell’opera di 105 milioni di auto l’anno nelle due direzioni);

3. il ponte ad unica campata è irrealizzabile dal punto di vista tecnico: si tratterebbe di costruire, in una delle aree a più alto elevato rischio sismico del Mediterraneo, un ponte sospeso, ad unica campata di 3,3 km di lunghezza a doppio impalcato stradale e ferroviario, sorretto da torri di circa 400 metri di altezza (quando allo stato attuale delle conoscenze tecniche il ponte più lungo esistente al mondo con queste caratteristiche è quello del Minami Bisan-Seto in Giappone di 1118 metri di lunghezza);

4. va ad incidere su un’area ampiamente vincolata per gli straordinari valori paesaggistici e severamente tutelata dall’Unione Europea poiché l’opera ricade interamente nell’area di due ZPS – Zone di Protezione Speciale (“Costa Viola”, in Calabria e dei “Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennammare e Area marina dello Stretto”, in Sicilia) e interferisce in entrambe le regioni con 11 SIC – Siti di Interesse comunitario;  

5. il progetto ‘definitivo’ presenta gravi carenze tecniche rilevate già dalla Commissione VIA – Valutazione Impatto Ambientale (con ben 223 richieste di integrazione), secondo cui: “gli studi relativi [ad alcuni] interventi … non hanno un livello di approfondimento tale per essere parte di un progetto definitivo”.

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