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Lega: gip su Metropol, ‘mancata identità russi fa venir meno ipotesi corruzione’

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Milano, 27 apr. (Adnkronos) – Le indagini della procura di Milano sul caso Metropol “non sono sufficienti” a dimostrare la fattispecie della corruzione “non tanto per il fatto che l’operazione economica non sia andata a buon fine quanto perché i soggetti russi, con cui gli indagati si sono interfacciati, non appaiono rivestire la qualifica di pubblici ufficiali”. E’ uno dei passaggi della motivazione con cui il gip di Milano Stefania Donadeo ha deciso l’archiviazione per Gianluca Savoini fondatore dell’associazione Lombardia-Russia, l’avvocato d’affari Gianluca Meranda e l’ex bancario Francesco Vannucci indagati per corruzione internazionale per l’affare russo di cui si sarebbe discusso all’hotel Metropol il 18 ottobre del 2018.

Da quanto ricostruito al centro l’incontro, a cui prendono parte sei persone, c’è un’operazione sospetta di corruzione legata all’importazione in Italia di una grande quantità di petrolio che, nelle parole di chi starebbe trattando, in un anno avrebbe dovuto far affluire 65 milioni di dollari nelle casse della Lega e permettere così al partito guidato da Matteo Salvini di affrontare la campagna elettorale delle europee del 2019. L’indagine ha cercato di individuare i soggetti russi cui sarebbe stata destinata la porzione di compenso per l’intermediazione, ma nessuno dei tre russi identificati sembra rivestire funzioni pubbliche.I pm Giovanni Polizzi e Cecilia Vassena hanno tentato la strada della rogatoria internazionale, inoltrata in via d’urgenza il 15 luglio 2021 e sollecitata il 22 febbraio 2022, per accertare chi fossero i soggetti “a cui sarebbe stata destinata la parte del fondo eccedente a quella indirizzata alla Lega secondo i termini dell’accordo”, ma ad oggi nessuna risposta è pervenuta.

In conclusione nel caso specifico “i termini dell’accordo si possono ritenere sufficientemente definiti nel corso della trattativa che si è snodata almeno da giugno a ottobre 2018, sicché – come evidenziato dalla stessa procura nella richiesta di archiviazione – si può a tutti gli effetti parlare di perfezionamento di un accordo tra gli indagati e i mediatori russi”, ma l’impossibilità di identificare con precisione i soggetti russi coinvolti nelle trattative e la mancata risposta della Russia – già prima dell’inizio della guerra in Ucraina e ancor più in questa fase di conflitto -, “non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna degli indagati per il reato di corruzione internazionale”.