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Russia: toghe a fianco giudici caso Uss ‘da Nordio scivolone, Milano ha schiena dritta’

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Milano, 19 apr. (Adnkronos) – Non un’assemblea contro il governo, né la manifestazione di una corporazione, ma un momento di confronto per esprimere solidarietà ai tre giudici investiti dall’azione disciplinare del ministro della Giustizia Carlo Nordio e l’occasione per ribadire l’indipendenza della magistratura. Tante le toghe milanesi, circa 170 tra presenti e in video collegamento, che hanno partecipato all’assemblea straordinaria dell’Anm di Milano, dopo che il Guardasigilli ha avviato un’iniziativa ritenendo una “grave ed inescusabile negligenza” l’avere concesso il 25 novembre 2022 gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico all’imprenditore Artem Uss, figlio di un oligarca russo, evaso il 22 marzo all’indomani dell’autorizzazione alla sua estradizione verso gli Stati Uniti.

Se la corte d’appello si è espressa, rispetto ai domiciliari, in modo opposto a quanto chiesto dalla procura generale, che a sua volta ha chiesto chiarimento su un presunto ritardo della procura nel sequestrare i cellulari di Uss, oggi i vertici degli uffici giudiziari – il presidente della corte d’Appello Giuseppe Ondei, la procuratrice generale Francesca Nanni e il procuratore di Milano Marcello Viola -, erano uno accanto all’altro, in prima fila, a testimoniare unità di fronte a quello che più magistrati definiscono uno “scivolone istituzionale” di Nordio che va a sindacare sulla discrezionalità dei magistrati laddove scrive che i giudici non avrebbero preso in considerazione alcune circostanze che “se opportunamente ponderate avrebbero potuto portare a una diversa decisione”, decisione peraltro mai messa in discussione dal ministro nell’esercizio delle sue prerogative. “E’ l’intera voce della magistratura che si deve levare – spiega nell’aula magna del Palazzo di giustizia il giudice Domenico Santoro -. Abbiamo sentito più volte la politica parlare di abuso del carcere, ora si arriva quasi a un ‘rimprovero’ per chi usa il braccialetto. L’iniziativa del ministro ci mette sull’attenti e Milano ha il dovere di dare un segnale a tutta la magistratura italiana: il segnale di chi continua ad avere la schiena dritta”.

Non usa giri di parole l’ex presidente dell’Anm, Luca Poniz. “Da qui deve uscire una voce sola: noi tutti siamo i giudici di quel collegio, noi tutti siamo i giudici che avremmo adottato quella decisione perché abbiamo giurato sulla Costituzione e siamo insensibili alla richiesta della politica”. Quello di Nordio, rispetto a un provvedimento “logico e motivato” per il pm milanese “è un piccolo, rozzo, tentativo dei tempi che ci possono aspettare”, richiamando a quanto accade in altri Paesi come l’Ungheria.

E in prima fila c’è anche un ex illustre, Armando Spataro, ex procuratore di Torino e per anni a lavoro in procura a Milano. “Non mi sono mai incazzato come in questa occasione” dice, usando un vocabolo non da giurista. “Leggendo il capo di incolpazione in cui c’è l’espressione ‘avrebbero potuto portare’ emerge che i giudici sono accusati per una decisione discrezionale. Ci troviamo di fronte a un caso unico. Se la cosa dovesse andare avanti bisogna prevedere manifestazioni molto importante di protesta, bisogna scendere in campo” dice tra gli applausi dei presenti.

Qualcuno teme una sorta di ‘visto’ della politica sulle sentenza e c’è chi rimarca l’importanza di rispettare la separazione tra i poteri dello Stato, non manca chi usa espressioni come “scaricabarile” da parte del ministro o di iniziative che potrebbero intimorire le giovani toghe dietro lo spauracchio dell’azione disciplinare. “Il nostro governo invece di tutelare l’indipendenza della magistratura ci lascia da solo e scarica sulle nostre spalle quella che dovrebbe essere una responsabilità condivisa” spiega il giudice Chiara Valori, mentre la collega Vincenza Maccora plaude al “risveglio” delle toghe milanesi, “dopo anni di sonno. Siamo qui perché è stato toccato il cuore del nostro lavoro: l’indipendenza della magistratura è un valore non solo per i magistrati, ma vuol dire l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge”.

Parole su cui concorda il presidente facente funzioni del tribunale milanese, Fabio Roia. “Siamo qui per difendere un’idea, un valore, non una corporazione perché l’autonomia giurisdizionale è un presidio a tutela della libertà dei cittadini. Se un giudice che assume decisioni che non risultano gradite a un fattore esterno, politico, può essere oggetto di censura questo scardina la Costituzione ed è una forzatura molto pericolosa. Il senso di questa assemblea non è contro il governo, ma è la difesa di un’idea che applichiamo nei confronti dei cittadini”.