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Anarchici: Cospito ai giudici, ‘stop protesta se tolgono 41 bis a me o altri’/Adnkronos

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Milano, 24 mar. (Adnkronos) – Lasciare il carcere, e di conseguenza uscire dal regime del 41 bis, oppure accettare le sbarre ma sapendo di aver regalato la libertà ad altri, anziani e malati, che da anni subiscono la stessa “tortura”. In ogni caso sarebbe “un ritorno alla vita”, per sé o per detenuti sconosciuti. E’ la condizione posta dall’anarchico Alfredo Cospito ai giudici del tribunale della Sorveglianza di Milano per smettere lo sciopero della fame che ha iniziato lo scorso 20 ottobre e che porta avanti, tra integratori e vitamine a singhiozzi, da ormai cinque mesi.

Un’alternativa avanzata nel corso dell’udienza sul differimento della pena ai domiciliari a casa della sorella – proprio a causa delle precarie condizioni di salute – con cui cerca di uscire vincente da una battaglia che è anche “politica”, sebbene i giudici milanese non siano chiamati a decidere sul regime del 41 bis, ma solo sul suo stato di salute e sulla compatibilità in un istituto di pena.

Il collegio, la presidente del tribunale di Sorveglianza Giovanna Di Rosa, il magistrato Ornella Anedda e due esperti, si è riservato e non deciderà prima di lunedì e comunque nei cinque giorni concessi dalla legge. Prima a loro, poi ai giudici di Sassari chiamati a pronunciarsi sulla stessa questione, Cospito – dalla stanza del reparto detenuti dell’ospedale San Paolo – ha ribadito le ragioni della protesta e la volontà di non interrompere la lotta. “Termino la protesta se mi permettono di tornare a casa o se liberano altri detenuti, persone anziane e malate che vogliono tornare a riabbracciare la propria moglie dopo 30 anni trascorsi al 41 bis” la richiesta riferita dal difensore, l’avvocato Flavio Rossi Albertini, che rimarca come quella del suo assistito non sia una scelta sul cibo ma sull’esistenza.

“A casa potrebbe leggere, studiare, ricominciare, ragionare, scrivere. La sua battaglia è quella: essere in salute non vuol dire mangiare, non sono un somaro per cui se mangio tanta erba sto bene, l’essere umano deve poter crescere intellettualmente e lo fa solo attraverso lo studio e la lettura, altrimenti non è vita” aggiunge il difensore di Cospito. Sul no ai domiciliari si sono espressi (in una relazione) la procura generale di Torino e quella nazionale Antimafia, che hanno ribadito la pericolosità dell’uomo accusato anche dell’attentato del 2006 contro la Scuola carabinieri di Fossano (Cuneo), così come, oralmente, la procura generale di Milano.

Un no sostenuto dalla giurisprudenza che stabilisce, in casi simili, che la richiesta va respinta “se la patologia è autodeterminata”. La procura generale, rappresentata dalla procuratrice Francesca Nanni e dal pg Nicola Balice, appellandosi all’articolo 11 dell’ordinamento penitenziario – “visto che le condizioni di salute permangono invariate e gravi” – hanno chiesto che Cospito resti in maniera stabile nel reparto detenuti dell’ospedale San Paolo fino a quando le sue condizioni non diventeranno “compatibili” con quelle ammesse negli istituti di pena. Una richiesta volta a garantire il massimo delle cure, anche in caso di crisi improvvise, a cui non si sarebbe opposta la difesa del detenuto che rimarca la gravità delle condizioni di salute.

E a sostegno di Cospito una quarantina di persone, legate ai gruppi anarchici, hanno dato vita a un presidio per chi “sta portando avanti la lotta non soltanto per lui, ma anche per tutti quelli che, appartengano alla mafia o meno, sono sottoposti come lui al regime del 41bis, un regime di tortura che non può esistere. Una tortura dalla quale ti salvi solo se chini la testa e rinneghi te stesso”.