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Credit Suisse è svizzera ma la Bce deciderà quanto rischia l’Europa

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(Adnkronos) – Credit Suisse è una banca svizzera. Si muove da sempre fuori dalle norme e dal controllo delle autorità europee. Ma un fallimento di quello che è stato uno dei giganti del credito a livello mondiale avrebbe serie ripercussioni anche per le banche europee. Il soccorso della Banca centrale svizzera, che ha concesso un prestito fino a 54 mld di dollari, aiuta a migliorare uno scenario che la catastrofica giornata di ieri di Borsa aveva reso nero. Resta però il tema centrale quando si parla di stabilità finanziaria, la fiducia, che è strettamente legato alla reputazione dell’intero sistema. E’ su questo piano che la Bce deve decidere quanto può rischiare l’Europa.

Pochi giorni fa, il Governatore della Banca d’Italia, Vincenzo Viscoquando ancora non erano esplosi né il caso Silicon Valley Bank né quello Credit Suisse, ha usato parole nette per evidenziare la posta in gioco nella dialettica interna al Consiglio della Bce. “La politica monetaria dovrà continuare a muoversi con prudenza, facendosi guidare dai dati che via via si renderanno disponibili, in modo da riportare l’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio periodo, senza mettere a rischio la stabilità finanziaria e minimizzando gli effetti negativi sull’ancora fragile ripresa”. Ecco, il fattore stabilità finanziaria ha ora un peso molto più rilevante, anche in relazione al principale obiettivo previsto dal mandato della Banca centrale, il controllo dell’andamento dei prezzi.

La Bce andrà avanti nella sua strategia di rialzo dei tassi ma dovrà necessariamente tenere conto delle conseguenze di un ulteriore aumento del costo del denaro sulla liquidità delle banche e sulla loro tenuta, perché è difficilmente contestabile che quello che fa bene all’inflazione, indebolisce le banche e sfavorisce la crescita.

Prima le crisi delle banche regionali americane, che continuano a susseguirsi, da SvB a First Republice ce ne saranno altre, ora Credit Suisse. Lo scenario in cui deve muoversi Francoforte è rapidamente cambiato.

Ha ragione il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, quando dice che la Svizzera “è un caso unico e specifico”, perché le banche elvetiche “hanno norme che per decenni o addirittura secoli hanno attratto liquidità da tutte le parti del mondo e di ogni genere”. Non siamo ancora al contagio per le banche europee, che sono sicuramente più solide, ma il problema della fiducia dei mercati è sempre più evidente. “Molti investitori – rileva l’analista Jochen Stanzl, Cmc Markets – temono che le notizie negative su Credit Suisse possano non essere le ultime. Lo spettro di un altro fallimento come quello della banca d’investimento statunitense Lehman Brothers incombe sui mercati. I dubbi al riguardo stanno contagiando una banca dopo l’altra”.

Se c’è uno scenario che la Bce non può consentire è la diffusione ingiustificata del panico, che poi è storicamente il motore di tutte le crisi di sistema che si sono innescate a partire da un fallimento bancario. (di Fabio Insenga)