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Roma, 20 dic. (Adnkronos) – Quattordici luglio 2022. E’ la data che segna uno spartiacque nella politica italiana, un pezzo di attualità destinato ad entrare nella storia del Paese tant’è che in un battibaleno fa il giro del mondo, nel segno di quell’instabilità, tutta nostrana, che da sempre permea Roma e i suoi palazzi del potere: Mario Draghi rassegna le dimissioni, dopo aver incassato la fiducia al Senato sul dl aiuti ma senza l’appoggio di un pezzo di quella variegata maggioranza di unità nazionale nata per volontà del Capo dello Stato Sergio Mattarella 17 mesi prima. Il M5S non vota il dl aiuti e si astiene, in segno di dissenso per la norma sull’inceneritore nella Capitale, misura non ‘sbianchettata’ nel testo nonostante un braccio di ferro che si protrae da giorni e che ha visto l’ex premier Giuseppe Conte, attuale leader del Movimento, bussare al portone di Palazzo Chigi con un documento in 9 punti, uno per ciascuna richiesta avanzata dal Movimento per chiedere un cambio di passo al governo di cui fa parte.

Ironia della sorte, l’unica forza politica rimasta fuori da quell’esecutivo nato 17 mesi prima -Fdi di Giorgia Meloni- è la più ‘quotata’ a raccogliere il testimone di Draghi: i sondaggi, nessuno escluso, la danno in forte vantaggio, una spanna avanti alla Lega -di cui ha cannibalizzato i consensi- ma anche di un fronte progressista uscito a brandelli dalla caduta del governo, con il M5S sotto accusa e il Pd sul piede di guerra, pronto a mandare all’aria un’alleanza che ormai scricchiola da tempo. Il 20 luglio Draghi torna al Senato, su mandato di Mattarella che ne ha respinto le dimissioni confidando in una

dalla Bbc alla Cnn, passando da Le Monde e Le Figarò, solo per citare alcune testate.

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