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**Manovra: Uber, ‘obbligo pos? Per noi è il cliente che deve poter decidere come pagare’*

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Milano, 19 dic. (Adnkronos) – “I costi legati ai pagamenti elettronici ci sono, ma sono superati dai vantaggi. La nostra opinione è che debba essere il cliente a poter decidere il modo in cui pagare un servizio, soprattutto se si tratta di un servizio di interesse pubblico come il trasporto”. A dirlo all’Adnkronos è Lorenzo Pireddu, general manager di Uber in Italia, che spiega come la piattaforma di trasporto tramite app abbia fatto di ciò che per molti è un problema, un punto di forza.

Se il nome ‘Uber’ soprattutto tra i giovani che seguono le serie tv internazionali è già familiare, sono ancora molti quelli che non sanno di preciso di che cosa si tratti. Ebbene, così come avviene per la spesa a domicilio o i pasti consegnati dai rider, la piattaforma è sostanzialmente un’app sullo smartphone che permette di prenotare un trasferimento in auto da un punto all’altro, come un normalissimo taxi. Oggi in Italia il servizio è attivo in otto città italiane, Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo e Catania, incluse alcune zone fuori perimetro, come ad esempio Fiumicino, Malpensa o anche Bergamo, per consentire gli spostamenti da e per gli aeroporti. Basta scaricare l’app sul cellulare, creare un account, scegliere il metodo di pagamento e selezionare la destinazione di proprio interesse, specificando se si preferisce avere un taxi o un autista Ncc. Attraverso un clic, è possibile sapere in anticipo quanto andremo a spendere (per gli NCC; per i taxi una stima del tassametro), quanto tempo ci vorrà perché la macchina arrivi e quanto tempo ci vorrà per raggiungere la destinazione. Tutto in totale trasparenza.

A proposito dei conducenti, recentemente Uber ha stipulato degli accordi con le categorie dei tassisti (oltre agli Ncc già attivi da tempo sulla piattaforma), per cui a guidare l’auto sono gli stessi professionisti, tra quelli che si sono associati alla piattaforma, a guidare le auto per Uber: “Dall’arrivo del nuovo ceo, nel 2017 -spiega Pireddu- abbiamo avviato un percorso virtuoso di coordinamento e collaborazione con il settore, per cui alcune divergenze che si erano verificate al nostro arrivo con le categorie di taxi e Ncc, ormai appartengono al passato”. Il che significa che tutti i conducenti sono possessori di regolari licenze taxi o NCC.. Autorizzazioni e licenze, tra l’altro, vengono verificati anche da Uber al momento dell’associazione, con vantaggi in termini di sicurezza: “Noi crediamo che con Uber anche le stesse categorie traggano benefici, perché, come ad esempio nel caso degli NCC , le tariffe che vengono visualizzate sono sempre garantite, senza possibilità di modificarle. L’utente conosce in anticipo il tipo di macchina, il nome del conducente e anche il percorso che verrà seguito, in modo di non avere brutte sorprese”. E si può ricevere assistenza in qualsiasi momento. Non solo, “sempre tramite lo smartphone il pagamento avviene automaticamente all’arrivo a destinazione, evitando di perdere tempo prima di scendere dall’auto e soprattutto senza la necessità di avere con sé contanti o carte. Si tratta di piccole cose -afferma il manager- ma migliorano la vita quotidiana di autisti e passeggeri”.

Sull’opportunità di togliere l’obbligo ai pagamenti con pos in caso di piccole somme, osserva Pireddu, “essendo noi una azienda ‘customer-centered’, il nostro obiettivo principe è fare in modo che i clienti siano contenti; cioè nessuno ci obbliga ad accettare i pagamenti elettronici, ma questa è la modalità privilegiata dai nostri utenti, quindi pensiamo che non obbligandoli ad avere contanti a disposizione, possiamo garantire un servizio migliore in termini di facilità d’uso e di sicurezza”. Tutto questo, “ovviamente, ha dei costi che noi, come applicazione, assorbiamo, anche perché abbiamo dalla nostra parte il vantaggio dell’economia di scala” . E dunque “tutto sommato, il gioco vale la candela”. In altre parole, “anche se ci sono dei costi, e questo è inevitabile, il bilancio per noi resta positivo”. Così come resta il fatto che “secondo noi dovrebbe sempre essere il cliente a decidere il modo in cui pagare qualunque servizio, in particolare se si parla di un servizio di interesse pubblico”.