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Industria: Intesa Sp, bene manifatturiera nel 2022, pesa energia

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Milano, 26 ott. (Adnkronos) – L’incertezza e la volatilità pesano sulle imprese italiane, ma i risultati dell’industria manufatturiera restano positivi nel 2022 anche se la crisi energetica si fa sentire con sempre più forza nei bilanci. E’ quanto emerge dal Rapporto analisi dei Settori industriali presentato oggi da Intesa Sanpaolo insieme a Prometeia. L’industria manifatturiera italiana potrà chiudere il 2022 con un fatturato a prezzi costanti in crescita tendenziale del 2,1%, un tasso rivisto al rialzo rispetto alle stime di maggio e “decisamente robusto dopo il rimbalzo del 15,9% registrato lo scorso anno”.

La performance vede in testa il Sistema moda, trainato dalla ripresa della socialità e del turismo. Fanno eccezione gli Autoveicoli e moto, ancora alle prese con criticità dell’offerta e con una lenta ripartenza della domanda interna e alcuni produttori di intermedi, quali Metallurgia e Intermedi chimici, che scontano però il confronto con un 2021 record. Brillante la dinamica del fatturato 2022 a prezzi correnti, +25,2% tendenziale, sostenuta da un rialzo dei prezzi diffuso tra i settori. Lo shortage delle materie prime causato dalla ripresa economica mondiale e dai colli di bottiglia lungo le catene globali del valore, e gli eccezionali rincari delle commodity energetiche, conseguenza del conflitto tra Russia e Ucraina, hanno determinato un aumento dei costi operativi senza precedenti storici recenti, con riflessi di accelerazione dei prezzi lungo le filiere.

I dati sul 2022 celano un andamento a due velocità, con una prima parte dell’anno di brillante tenuta post-Covid e una seconda caratterizzata da un progressivo deterioramento condizionato dall’incertezza globale. La spirale inflativa innescata dal caro commodity ed energia e le conseguenti azioni delle banche centrali stanno determinando un progressivo raffreddamento della domanda per consumi e investimenti, che si sta dimostrando più intenso delle attese maturate fino all’estate ha spiegato Gregorio De Felice, chief economist e responsabile Studi e ricerche Intesa Sanpaolo. La fase di rallentamento è già visibile nei dati di produzione industriale, che in Italia mostra un andamento tendenziale (+1,1% nei primi otto mesi dell’anno) migliore rispetto alla Germania (-0,7%) e simile a quello della Francia (+1,4%).