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Allarme Cnr, il Mediterraneo invaso da 200 nuovi pesci

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Roma, 2 set. (Adnkronos) – Nel Mediterraneo ci sono 200 nuovi pesci ed è il mare più invaso al mondo. A rilevarlo è una ricerca pubblicata dalla rivista ‘Global Change Biology’ – e coordinata dall’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine (Cnr-Irbim) del Cnr di Ancona – che ricostruisce la storia delle invasioni biologiche nel mare nostrum. Lo studio evidenzia che negli ultimi 130 anni il Mediterraneo ha subito l’arrivo di circa duecento nuove specie ittiche grazie al cambiamento climatico e, con centinaia di specie esotiche, viene oggi riconosciuto come la regione marina più invasa al mondo. La ricerca ricostruisce questa storia per le specie ittiche introdotte a partire dal 1896 ed è stata svolta grazie al supporto dei progetti InterregMed Mpa-Engage e del progetto @Cnr Useit.

Lo studioso Ernesto Azzurro del Cnr-Irbim, coordinatore della ricerca, spiega che “lo studio dimostra come il fenomeno abbia avuto un’importante accelerazione a partire dagli anni ’90 e come le invasioni più recenti siano capaci delle più rapide e spettacolari espansioni geografiche”. “Da oltre un secolo – prosegue Azzurro- ricercatori e ricercatrici di tutti i paesi mediterranei hanno documentato nella letteratura scientifica questo fenomeno, identificando oltre 200 nuove specie ittiche e segnalando le loro catture e la loro progressiva espansione” e “grazie alla revisione di centinaia di questi articoli, e alla georeferenziazione di migliaia di osservazioni, abbiamo potuto ricostruire la progressiva invasione nel Mediterraneo”.

Gli esperti osservano che questo processo ha cambiato per sempre la storia del nostro mare e indicano due porte di ingresso di questa colonizzazione. “Le specie del Mar Rosso, entrate dal canale di Suez inaugurato nel 1869, sono le più rappresentate e problematiche. Ci sono, tuttavia, altri importanti vettori come il trasporto navale ed il rilascio da acquari. I ricercatori hanno considerato anche la provenienza atlantica tramite lo stretto di Gibilterra” afferma ancora Azzurro. Ma quali sono gli effetti ambientali e socio-economici di queste ‘migrazioni ittiche’? “Alcune di queste specie costituiscono nuove risorse per la pesca, ben adattate a climi tropicali e già utilizzate nei settori più orientali del Mediterraneo” spiega il ricercatore Cnr-Irbim.

Allo stesso tempo Azzurro sottolinea che “molti ‘invasori’ provocano il deterioramento degli habitat naturali, riducendo drasticamente la biodiversità locale ed entrando in competizione con specie native, endemiche e più vulnerabili”. “Il ritmo della colonizzazione è così rapido da aver già cambiato l’identità faunistica del nostro mare. Pertanto ricostruire la storia del fenomeno permette di capire meglio la trasformazione in atto e fornisce un esempio emblematico di globalizzazione biotica negli ambienti marini dell’intero pianeta” afferma infine il ricercatore del Cnr.