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Olio esausto

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Sapevate che è riciclabile al 100%? Ma l’Italia detiene un triste primato…

Lo sapevate che l’olio alimentare esausto è riciclabile al 100% per produrre biocarburanti?

Se la vostra risposta è “NO”, è dovuto alla mancanza d’informazione e di punti di conferimento che ne limitano la raccolta.

Solo un terzo dell’olio alimentare esausto prodotto in Italia viene raccolto per il riciclo.

È presumibile pensare che quello che manca venga disperso in casa. Quello gettato negli scarichi produce inquinamento ambientale e danni alla rete fognaria. Più informazioni e più punti di raccolta potrebbero aumentare la quantità di olio alimentare esausto riciclato.

Il riciclaggio degli oli esausti (o riciclo degli oli esausti) è un settore specifico del riciclaggio dei rifiuti, e consiste in un insieme di operazioni che vengono svolte su oli minerali usati o oli vegetali di scarto per ottenere oli rigenerati da reimmettere nel mercato. Gli oli esausti immessi in natura provocano ingenti danni ambientali. Possono essere raccolti presso le isole ecologiche o le ditte specializzate. Il loro smaltimento permette di produrre lubrificanti, biodiesel, tensioattivi e saponi.” (fonte Wikipedia)

Attualmente, si stima una produzione di circa 280 mila tonnellate di rifiuto ogni anno.

Per non contare gli oli esausti provenienti direttamente dalla ristorazione: in questo caso la previsione è di 60 mila tonnellate annue. Non devono essere eliminati in modo improprio.

L’olio di scarto delle cucine, da quello utilizzato per il fritto a quello nelle scatolette e nei barattoli delle conserve, può avere una seconda vita: si può riciclare al 100 per cento, infatti, per produrre biocarburanti, ma anche bio-lubrificanti per macchine agricole e nautiche, saponi, cosmetici e inchiostri.

Nel nostro paese, secondo una stima dei consorzi di filiera Conoe e Renoils, nel 2020 sono state raccolte, però, appena 80mila tonnellate di olio alimentare su 290mila tonnellate prodotte. Il paradosso è che in Italia vengono riutilizzate 200mila tonnellate d’olio esausto in gran parte importate dall’estero, mentre nelle cucine italiane l’olio avanzato continua a finire negli scarichi.

Come fare dunque a “differenziare” l’olio esausto?

Spetta ai singoli comuni promuovere la raccolta dell’olio alimentare esausto, come già accade per gli altri rifiuti. Indipendentemente dalle iniziative locali, le buone pratiche richiedono che l’olio utilizzato per la frittura o quello delle scatolette di tonno (che peraltro si può riutilizzare come condimento) non venga gettato negli scarichi di wc e lavandini o nella spazzatura, ma venga travasato in un contenitore che, una volta pieno, deve essere conferito all’isola ecologica del proprio territorio o nei punti di raccolta, come quelli all’interno di alcune catene di supermercati. Una buona prassi che fa bene a tutti, persone e territorio.

D.T.

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