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Eurovision: Kalush Orchestra, ‘sul palco come megafono dell’Ucraina, vinceremo per lei’

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Roma, 30 apr. (Adnkronos) – “La partecipazione all’Eurovision è la possibilità che ci viene data di rappresentare la nostra cultura a livello internazionale, e mostrare quanto sia incrollabile lo spirito ucraino e il coraggio anche su un palco musicale. Noi ora siamo come un altro megafono dell’Ucraina, e rappresentare il Paese in questo momento è una grande responsabilità”. Così i Kalush Orchestra, la band ucraina in gara all’Eurovision, racconta all’Adnkronos il groviglio di emozioni nel rappresentare il proprio Paese mentre infuria la guerra. “Noi ci esibiamo a nome di ciascuno che è stato colpito dalla guerra e combatte per la pace -spiega la band, formata dal rapper Oleh Psjuk e dai musicisti Ihor Didenčuk e MC Kilimmen- Grazie alla nostra musica possiamo portare il messaggio al grandissimo pubblico dell’Eurovision. Questo è il nostro modo per essere utili al nostro Paese”.

“Vogliamo mostrare agli ucraini nella notte dell’Eurovision che non sono soli, che tutta l’Europa guarda come noi combattiamo in questa guerra crudele e ci sostiene. Perché non succeda diversamente, noi vinceremo”, assicurano i Kalush. L’obiettivo, spiega il gruppo hip hop che sul palco porterà il brano ‘Stefania’, “è che la gente in Europa veda la musica ucraina per quella che è, autentica, inimitabile, con la propria firma. Questa musica deve essere sul mercato mondiale”. L’Ucraina, dicono, “ora ha bisogno del maggior aiuto possibile, in tutti gli aspetti. Anche se questo è un concorso musicale noi presentiamo la nostra estetica, la nostra cultura. Inoltre, abbiamo notato che all’Eurovision non ci sono state molte canzoni del genere hip-hop e nemmeno una band rap che abbia mai vinto, e quindi siamo lieti di presentare questa nuova tendenza al concorso”.

Alcuni dei membri della band sono anche combattenti per l’esercito ucraino. Spiega così le sensazioni uno di loro: “La cosa peggiore è vedere attraverso il telegiornale che un tuo amico o compagno di università è morto, queste sono davvero delle brutte sensazioni. Forse non sarò molto eloquente per esprimere ora tutte le mie sofferenze emotive, semplicemente c’è la sensazione di un costante stress, ma ci si abitua”. La creatività come artisti spesso ne risente. “A volte c’è qualcosa che ci fa stare tesi, siamo agitati, in quei momenti di certo non siamo in vena di creare. C’è la sensazione di agitazione. Senti una marea di esplosioni e non sai quale casa colpirà. Ti svegli e non sai se i tuoi cari sono vivi. Non è facile”.

Sull’esclusione del concorrente russo dalla gara dell’Eurovision, e più in generale sull’esclusione di atleti, intellettuali, artisti russi dalla scena mondiale in tempo di guerra, il gruppo musicale ha un’idea molto netta: “Questa è la vera dimostrazione di quanto ora sia forte il sostegno della società internazionale dell’Ucraina -dicono- Gli artisti russi, gli sportivi, i creativi, che osservano e non fanno nulla affinché questa guerra finisca, diventano complici di questi crimini. Per questo loro allontanamento dalla partecipazione ai concorsi internazionali e competizioni è una reazione del tutto logica di tutti i Paesi”.

Il brano che porteranno sul palco, che si intitola ‘Stefania’ ed è dedicato alla mamma del frontman della band, “è stato scritto molto prima della guerra. E’ la canzone che ho dedicato a mia madre alla quale prima non dedicavo canzoni ma avrei sempre voluto farlo. È la cosa migliore che io abbia fatto per lei. Mia mamma Stefania vive in città Kalush, la mia città natale all’ovest dell’Ucraina”. Dopo l’invasione dei russi, “molte persone hanno iniziato a cercare in questa canzone anche un altro significato. Per esempio, coloro che hanno nostalgia perché non possono vedere la propria madre”.

Per questo, “la canzone ora è nei cuori e nelle orecchie di tutti gli ucraini”, rivelano i Kalush. Che osservano: “‘Stefania’ ha esteso il suo significato a tutte le madri che si prendono cura dei propri bambini e li proteggono dai mali della guerra. Da canzone su una madre, è diventata la canzone sulla Patria”.

(di Ilaria Floris)

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