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Agricoltura: Rolfi, ‘bene decreto governo, ora deroga su Psr per liquidità imprese’

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Milano, 19 mar. (Adnkronos) – “Il decreto del governo accoglie molte delle richieste fatte dalle Regioni e dagli agricoltori. Come il credito d’imposta per l’acquisto di carburante. Il costo è schizzato e rischia di compromettere la redditività delle imprese impegnate in questo momento nella preparazione dei terreni per l’avvio della stagione agronomica. Bene anche la rinegoziazione dei mutui, chiesta dalla Regioni, fino a 25 anni e con garanzia da parte di Ismea per spalmare le esposizioni debitorie”. Lo afferma l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura Fabio Rolfi in merito agli interventi deciso del governo per il settore primario.

“Il riconoscimento del digestato come fertilizzante poi è una grande conquista del mondo agricolo. È la soluzione green interna alle aziende per far fronte all’impennata dei costi dell’urea che importiamo in gran parte dalla Russia e per diminuire l’utilizzo del fertilizzante di sintesi offrendo una alternativa naturale. Spiace notare come il riconoscimento sia avvenuto solo a fronte di una crisi economica e politica internazionale. Da anni la Lombardia, insieme alle altre Regioni e al mondo agricolo, chiedeva questo intervento con pareri contrari del Mite che pare abbia cambiato idea”, aggiunge. “Ora serve completare il lavoro attraverso un quadro derogatorio dalla comunità europea per quanto riguarda i fondi del Psr in corso. Le aziende agricole in questo momento non sono in grado di usare risorse per fare investimenti. Rischiamo di avere grandi disponibilità inutilizzate sul 2022. Dobbiamo usarle per dare liquidità alle imprese con misure eccezionali per abbattere i costi di produzione, iniettando liquidità nel comparto agricolo per farlo sopravvivere”, osserva.

“Penso in particolar modo alla zootecnia, a settori energivori come il florovivaismo o che stanno vivendo difficoltà contingenti come quello olivicolo. Chiediamo al ministro Patuanelli, con il supporto di tutte le Regioni, di farsi portavoce in Europa per un rinvio dell’entrata in vigore della Pac e una sua revisione complessiva. Il green deal non può essere pagato dalle imprese in un contesto geopolitico come questo. La sostenibilità ambientale si ottiene scommettendo sulle aziende, sull’innovazione e su temi, come la genetica, sui quali l’Italia sconta un forte ritardo” conclude Rolfi.

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