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Studio Neuromed, sbloccare cervello per sconfiggere dolore cronico

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Roma, 24 feb. (Adnkronos Salute) – Individuato un elemento cruciale nei processi nervosi alla base del dolore cronico. Una nuova strada per sconfiggerlo e per arrivare allo sviluppo di farmaci innovativi. La scoperta fatta da ricercatori del Laboratorio di Neurofarmacologia dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), studiando modelli animali. Gli scienziati hanno individuato delle reti perineuronali, strutture extracellulari composte da proteine e carboidrati che formano una specie di rivestimento attorno ai neuroni. Queste reti, con la loro capacità di ‘avvolgere’ le cellule nervose, hanno una funzione di stabilizzazione delle sinapsi, i punti attraverso i quali i neuroni comunicano tra loro. In questo modo giocano un ruolo chiave, ad esempio, nella fissazione delle memorie e nella capacità del cervello di essere più o meno ‘plastico’, capace cioè di adattarsi.

La ricerca Neuromed, pubblicata sul ‘Journal of Neuroscience’, ha messo in evidenza che nel dolore cronico le reti perineuronali di specifiche aree cerebrali sono più spesse. In altri termini, aumentando la loro densità fissano memorie, in questo caso memorie dolorose che continuano ad essere attive. “L’aumento di densità delle reti perineuronali che abbiamo osservato nella corteccia somatosensoriale e in quella prefrontale mediale – spiega Giada Mascio, prima autrice del lavoro scientifico – ci mostra che il dolore cronico si associa a una specie di stabilizzazione dei percorsi nervosi in quelle aree cerebrali”. Praticamente un circuito fisso, con connessioni nervose che continuano a generare sensazioni dolorose persino quando la causa che le ha generate è scomparsa.

“Abbiamo allora provocato una degradazione farmacologica delle reti perineuronali – continua Mascio – in questo modo ridiamo plasticità al sistema nervoso, lo ‘sblocchiamo’, potremmo dire. Il risultato che abbiamo ottenuto è che lo stimolo doloroso scompare. Naturalmente siamo solo agli inizi e saranno necessarie ulteriori ricerche, ma pensiamo che questa sia una strada promettente verso lo sviluppo di farmaci innovativi”.

“Oltre al valore di questo studio nel cercare una soluzione per un problema grave come il dolore cronico – commenta Ferdinando Nicoletti, responsabile dell’Unità di Neurofarmacologia Neuromed – i risultati hanno un altro aspetto che ritengo importante: le reti perineuronali possono essere strutture dinamiche, non sono fisse per sempre. Significa che il cervello mantiene, o può essere spinto a riconquistare, una plasticità che lo rende capace di adattarsi a situazioni nuove anche in età adulta, contrariamente alle ipotesi precedenti che lo vedevano ‘bloccato’ dopo il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza”.

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