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Mafia: Presidente Tribunale Palermo, ‘Mattarella omicidio politico-mafioso, ora verità’/Adnkronos (2)

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(Adnkronos) – “Se si va a vedere l’ordinanza-sentenza del giudice istruttore Natoli, del 9 giugno 1991, in effetti c’è uno scenario interessantissimo che viene delineato. Perché, appunto, si dice che l’omicidio Mattarella viene attuato in virtù di un pactum sceleris tra esponenti della Destra eversiva e Cosa nostra – avverte il Presidente del Tribunale – e che questa alleanza criminosa può apparire singolare soltanto ad una osservazione superficiale. Perché risultano non occasionali e articolati rapporti tra ambienti del terrorismo nero, della criminalità di tipo mafioso e della criminalità politico-economica. In buona sostanza, viene tracciato il quadro di un omicidio politico-mafioso. Questa impostazione di fondo non viene sviluppata ulteriormente sul piano dell’esito decisorio dalla sentenza emessa in primo grado, che però contiene degli elementi interessanti. Da un lato viene assolto Giusva Fioravanti, che è il soggetto riconosciuto come killer dalla signora Irma Mattarella. Quindi, l’epilogo del giudizio di primo grado, poi confermato in appello e in cassazione, non è coerente con l’impostazione dell’ordinanza-sentenza del giudice istruttore sotto il profilo del riconoscimento della responsabilità individuale. Ma attenzione che il complessivo quadro che viene tracciato è comunque di grande interesse. Perché si parla in questo caso di terrorismo mafioso”.

E ancora: “Prendendo spunto da alcune dichiarazioni contenute nella sentenza del maxiprocesso si spiega che ci sono in maniera incontestabile, già prima del 1980, soprattutto a Roma, contatti e rapporti significativi e continui nel tempo tra esponenti della criminalità comune, terroristi di estrema destra e uomini di Cosa nostra, come in particolare Pippo Calò che nel frattempo viene condannato per la strage sul rapido 904. In questa sentenza è spiegato che Calò è un elemento di collegamento tra il potere mafioso ed ambienti eversivi di destra”,

“Quindi, il quadro che sta sullo sfondo della sentenza del 12 aprile 1995 della Corte d’assise di Palermo conferma l’esistenza di questi rapporti”, dice Balsamo. “L’aspetto nuovo su cui vale la pena riaprire una discussione, quanto meno sul piano storico, è la sentenza emessa il 9 gennaio 2020 dalla Corte d’Assise di Bologna a conclusione del giudizio di primo grado nei confronti di Gilberto Cavallini sulla strage di Bologna”, spiega ancora il Presidente del Tribunale.

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