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Jommi (Sda Bocconi): “Farmaci biosimilari opportunità da utilizzare al meglio”

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Roma, 30 nov. (Adnkronos Salute) – “I biosimilari sono un’opportunità da utilizzare al meglio. Sono farmaci simili ai biologici e per questo meno costosi perché non richiedono gli studi per la ricerca, ma serve essere consapevoli del fatto che esiste questa possibilità e che va utilizzata nel modo più vantaggioso possibile”. Così Claudio Jommi, professor of Practice di Health Policy presso Sda Bocconi, nel suo intervento durante il webinar “Biosimilare, un’opportunità per ampliare l’accesso alle cure” evento promosso da Sandoz e trasmesso in diretta streaming sui canali web di Adnkronos.

All’incontro moderato da Federico Luperi, direttore Innovazione e New Media e responsabile Digital di Adnkronos, sono intervenuti Ferdinando D’Amico, gastroenterologo del Centro per le malattie infiammatorie croniche intestinali, Ibd Unit del San Raffaele di Milano, Antonella Celano, Presidente Apmarr, Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare e Paolo Fedeli, Country Medical Director Sandoz.

Durante il dibattito è emerso che, secondo il sondaggio “I farmaci biologici e biosimilari” di Emg Different realizzato tra il 12 e il 16 novembre 2021 su un campione di 800 interviste. il 52% non sa che biologici e biosimilari hanno costi diversi. Mentre il 39% del campione è a conoscenza del fatto che il biologico costa di più.

Sull’impatto economico dei biosimilari, l’esperto di politiche e Hta del farmaco, non ha dubbi: il biosimilare è una risorsa su cui investire sia per il paziente sia per il Servizio sanitario nazionale. “Il ruolo dei biosimilari – ha detto Jommi – è essenzialmente quello di generare una competizione di prezzi”, visto che si riducono anche quelli del biologico di riferimento di cui è scaduto il brevetto. “Questa competizione di prezzi – aggiunge – in condizioni di sovrapponibilità sotto il profilo di rischi e benefici consente di reinvestire queste risorse”.

Ovviamente il tema chiave è come allocare i risparmi ottenuti. Tre le soluzioni proposte da Jommi: “La prima è ampliare il numero di pazienti che sono effettivamente eleggibili al trattamento e che possono essere trattati grazie anche ad un costo unitario più basso; la seconda – qualora questo target di popolazione sia realmente coperto – è di utilizzare queste risorse a favore di nuovi farmaci che vengono lanciati sul mercato”, ma che non possono attingere al Fondo per farmaci innovativi. Una terza possibilità “che va discussa – ha aggiunto – è l’investimento nel percorso del paziente. A volte l’accesso al farmaco non è soltanto limitato da un problema di costi – sottolinea – ma da un percorso di diagnosi e accesso alle cure che non è gestito al meglio”.

Se si investe in questo percorso “è possibile che i pazienti che non arrivano al farmaco, non per un problema di costo ma strettamente organizzativo, possano effettivamente accedere alla cura. Chiaramente in linea di principio chi gestisce queste risorse – Regioni, Aziende sanitarie – hanno un compito non sempre facile ma, siccome i possibili riutilizzi di queste risorse che vengono liberate sono diversi, è importante individuare quante risorse verranno liberate, cioè fare una stima di quelli che potrebbero essere gli effetti economici del lancio di nuovi biosimilari per effetto delle scadenze brevettuali, una volta individuate queste risorse cercare di capire quali sono le priorità”, ha concluso Jommi.

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