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(Adnkronos) – La Dc però non vuole rinunciare ad un suo candidato e così scocca l’ora di Giovanni Leone, che ha la meglio su Moro e ricompatta il fronte doroteo-fanfaniano, mentre le sinistre decidono di puntare su Nenni. A svolgere un ruolo di ago della bilancia sono i Repubblicani di Ugo La Malfa, che votano il nome proposto da Piazza del Gesù, che risulta eletto con una maggioranza risicatissima al ventitreesimo scrutinio, con i voti anche di Liberali, Socialdemocratici e Missini: 518 complessivi su 1008 componenti (per la prima volta ci sono i delegati di tutte le Regioni) e 996 votanti.

I consensi per Nenni sono 408, le schede bianche 36, le nulle 3, i voti dispersi 25. Leone ottiene una percentuale del 51,4%, la più bassa della storia. È il 24 dicembre, stavolta i grandi elettori non hanno dovuto votare il giorno di Natale, come era accaduto nella tornata precedente.

Quando il 29 giugno del 1978 il Parlamento si riunisce per eleggere il settimo Presidente della Repubblica della storia, l’Italia vive il periodo più drammatico del dopoguerra immersa negli anni di piombo, guidata dai governi della ‘solidarietà nazionale’ presieduti da Giulio Andreotti, una formula politica che appare tuttavia vicina al capolinea. All’elezione si arriva con sei mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale, a causa delle dimissioni di Giovanni Leone, chieste dal Pci senza che la Dc si schieri sua difesa, dopo essere stato chiamato in causa “in maniera ignobile” nello scandalo Lockheed e diventato vittima di “una campagna giornalistica, scandalistica e invereconda”, come sottolineato recentemente dal Presidente Sergio Mattarella.

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