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Eni: il gruppo, progetto Ravenna importante contributo a transizione energetica (2)

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(Adnkronos) – Nel caso dei giacimenti esauriti, “l’esistenza del giacimento stesso è la prova che la formazione geologica è in grado di accogliere per un tempo indefinito un certo volume di gas in pressione senza rischio di fuoriuscite. La realizzazione del progetto, inoltre, avverrà senza l’occupazione di nuovo suolo grazie alla possibilità di riutilizzare una parte delle infrastrutture non più produttive nella zona, riducendo anche i costi e i tempi di realizzazione”. Oltre a fornire un contributo per contrastare le emissioni climalteranti delle industrie ‘hard to abate’, il progetto Eni di Ravenna “potrà favorire la creazione di una filiera nazionale ad alto contenuto tecnologico nel settore della decarbonizzazione in forte espansione nei prossimi decenni in Europa e nel mondo”.

Il progetto, si spiega dal gruppo, “permetterà di garantire la competitività del sistema Italia e di promuovere una filiera in grado di rilanciare l’economia e l’occupazione con la creazione di nuovi posti di lavoro, diretti ed indiretti, oltre che valorizzare le competenze e capacità realizzative presenti nel nostro Paese, riconosciute e apprezzate in tutto il mondo”.

Inoltre a realizzazione del progetto Ccs, “andrà avanti in parallelo con le attività di decommissioning delle strutture offshore non più produttive”. Il progetto “non andrà a impattare sul programma di decommissioning in quanto interesserà meno del 10% del totale delle strutture offshore mentre il restante 90% sarà oggetto degli interventi previsti in accordo con la normativa vigente. Tutti i pozzi di gas non più produttivi, anche nei giacimenti utilizzati per lo stoccaggio di CO2, saranno chiusi minerariamente e definitivamente. La Ccs non è alternativa all’attività di decommissioning”.

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