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Regeni: 5 anni fa l’omicidio, 007 egiziani a processo in Italia/Adnkronos (3)

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(Adnkronos) – Per i magistrati italiani invece non e’ cosi’ e a dimostrarlo sono le accuse formulate nei confronti degli 007 per i quali la Procura di Roma ha chiesto e ottenuto un processo in Italia. Con la chiusura dell’inchiesta del 10 dicembre scorso e la richiesta di processo del 20 gennaio i pm romani contestano al generale Sabir Tariq, ai colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif il sequestro di persona pluriaggravato, e nei confronti di quest’ultimo le lesioni aggravate, essendo stato introdotto il reato di tortura solo nel luglio 2017, e il concorso in omicidio aggravato.

“Ho visto Giulio ammanettato a terra con segni di tortura sul torace” ha riferito un testimone che per 15 anni ha lavorato nella sede della National Security “dove Giulio è stato ucciso. Al primo piano della struttura c’è la ‘stanza 13’ dove vengono portati gli stranieri sospettati di avere tramato contro la sicurezza nazionale. Il 28 o 29 gennaio ho visto Regeni in quella stanza con ufficiali e agenti”, ha raccontato il testimone come riferito dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, insieme al procuratore capo di Roma Michele Prestipino, davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulla morte del ricercatore italiano. E a due settimane dall’inizio dell’udienza preliminare del 29 aprile, poi rinviata a causa del legittimo impedimento per covid di uno dei difensori di ufficio degli imputati, i pm di piazzale Clodio hanno raccolto tre nuove testimonianze che accusano i quattro 007 egiziani.

La procura del Cairo dal canto suo, a 20 giorni dalla chiusura delle indagini dell’Italia, ha respinto l’atto di accusa affermando che nessuno dei cinque poliziotti indicati dalla procura di Roma ha avuto un ruolo nel sequestro, nelle torture e nell’uccisione di Regeni, indicando invece come responsabili una banda di criminali rimasti “uccisi in uno scontro a fuoco mentre la polizia li stava arrestando”. Una versione che lascia tutti esterrefatti in Italia, a partire dalla famiglia di Giulio, che ha sempre sostenuto con forza la ricerca di verita’ e giustizia: “Ho visto sul suo volto tutto il male del mondo”, aveva detto Paola Deffendi dopo aver visto il corpo del figlio. (di Assunta Cassiano e Daniele Dell’Aglio)

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