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Lombardia: Rapporto Bes 2020, ‘benessere equo e opportunità per giovani, Regione al top’ (2)

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(Adnkronos) – Sul piano dei risultati gli indicatori proposti mostrano chiaramente come i cambiamenti nel profilo del benessere in Italia siano stati numerosi e importanti: sia nella direzione del progresso, sia nella persistenza di aree di criticità, anche profonde. La pandemia ha rappresentato una frenata, o addirittura un arretramento, in più di un settore. Di contro, in altri settori si registrano segnali positivi. L’istruzione si è confermata come fattore propulsivo del benessere. L’abbandono scolastico ha mostrato segnali di diminuzione. La presenza delle donne nei luoghi decisionali ha fatto passi in avanti, sebbene lentamente. La criminalità è andata progressivamente riducendosi. Alcuni indicatori ambientali, come quelli che monitorano la gestione dei rifiuti, hanno mostrato un andamento favorevole.

Rispetto al dettaglio regionale, puntualmente fornito dagli indicatori del Bes, emerge un quadro complesso in cui la Lombardia è spesso testimone di eccellenze e di livelli elevati di benessere in molti campi, quali il lavoro, la partecipazione sociale e pubblica, il benessere economico, l’innovazione e la ricerca, l’ambiente, la qualità dei servizi. Per contro emergono anche alcune ombre, associate in parte alla pandemia. Il caso più eclatante è quello della speranza di vita alla nascita che passa in Lombardia da 83,4 anni nel 2019 (valore superiore alla media italiana di 83,0 anni) a 81,2 anni nel 2020, valore al di sotto della media nazionale. Ma anche molti indicatori relativi alla criminalità e sicurezza rivelano una posizione della Lombardia più critica.

Con specifico riferimento ai giovani, si osservano risultati positivi del sistema scolastico lombardo, con quote basse di ragazzi che non raggiungono competenze numeriche e alfabetiche adeguate e, per contro, competenze digitali mediamente più elevate. Nelle fasi successive si osserva un indicatore di passaggio all’università dei giovani lombardi tra i più alti d’Italia (54,5% rispetto ad una media del 50,4%), una quota elevata di 30-34enni con un titolo di studio terziario (33,0% rispetto a 27,8 per l’Italia), un’incidenza di laureati in discipline tecnico-scientifiche in linea con quella media. Inoltre, la Lombardia è tra le regioni con una più bassa incidenza di giovani che non lavorano e non studiano – i cosiddetti NEET – (17,0% rispetto ad una media nazionale di 23,9%). Non si può tuttavia dimenticare che, se pur con risultati superiori alla media nazionale, il divario rispetto all’Europa rimane comunque elevato.

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