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acque reflue

La plastica trova infinite strade per inquinare

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acque reflue

Oltre 800.000 miliardi di microsfere entrano nelle acque reflue degli Stati Uniti ogni giorno

Una nuova analisi delle acque reflue degli Stati Uniti dimostra che c’è un invasione di oltre 800.000 miliardi di microsfere al giorno per colpa dei detergenti abrasivi per lavare viso, dei dentifrici e di tutte le perline di plastica che vengono aggiunte a centinaia di prodotti per dargli una buona consistenza granulosa. Dato che questi prodotti sono destinati ad essere risciacquati giù per lo scarico, l’impatto sugli habitat acquatici è notevole: 8.000 miliardi ci finiscono direttamente, mentre altri 800.000 miliardi passano per gli impianti di depurazione dei fanghi, che spesso sono distribuiti a terra e permettono alle microsfere di trovare comunque la strada per i corsi d’acqua e per gli oceani.

Nell’analisi, scienziati provenienti da sette diversi istituti hanno detto che è necessario sancire un divieto assoluto di impiego di queste microperle di plastica nei prodotti destinati a entrare nelle acque reflue, che la regolamentazione è il modo migliore per proteggere la qualità delle acque, la fauna selvatica, e le risorse utilizzate dalle persone, anche perché esistono alternative  biodegradabili e non tossiche alle microsfere.

Gli impianti per il trattamento delle acque di scarico non sono costruiti per la gestione di contaminazioni di questo tipo, quindi non c’è alcun modo per arginarne la presenza nelle acque, tanto più che queste microsfere sono molto resistenti e diventano una delle parti di plastica tra le molte che vanno a finire nel contenuto intestinale della fauna selvatica.

Non c’è bisogno di aggiungere altro per poter supportare una legislazione in merito, anche perché, nel più ampio problema di inquinamento causato dalla plastica, questo problema è il più controllabile.

In molti paesi, l’uso delle microsfere nei prodotti per la cura personale è già vietato, ma fino a quando non saranno proibite dappertutto, ci si può rivolgere al sito beatthemicrobead.org, per controllare, aiutare e iniziare da qualche parte a fare qualcosa.

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