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Ecoinvenzioni: la stampante che ricicla i vecchi vestiti

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Riciclare i vecchi vestiti per avere dei capi di abbigliamento completamente nuovi sara’ piu’ semplice, grazie all’eco-invenzione della stampante 3D 

La stampante 3D per realizzare i vestiti nuovi da quelli usati, rappresenta un’invenzione futuristica nel campo del riciclo creativo dei tessuti d’abbigliamento. Una stampante 3D, per intenderci, è un dispositivo innovativo collegabile a un computer, in grado di stampare oggetti tridimensionali. A differenza delle normali stampanti che sfruttano l’inchiostro per riprodurre un oggetto bidimensionale su fogli di carta, la stampante 3D produce oggetti tridimensionali, reali e solidi, partendo da un modello digitale dell’oggetto medesimo, realizzato con un software di modellazione 3D. La stampa tridimensionale di un modello inoltre, si ottiene solitamente tramite la sovrapposizione stratificata di diversi ‘materiali di base’ (termoplastica, metalli, sabbia, vetro), in cui l’oggetto ricavato dal blocco di materiale iniziale, viene prodotto attraverso una serie di operazioni automatizzate di taglio e perforazione.

La stampante 3D che realizza gli abiti nuovi riciclando quelli usati, fa quindi riferimento a questo specifico settore tecnologico. L’idea, in particolare, è venuta al designer industriale Joshua Harris che, recentemente, ha progettato un nuovo prototipo di apparecchio da installare sulla parete di casa, in grado di riciclare i vestiti vecchi ed usati per creare degli abiti nuovi di zecca.

L’innovativa stampante 3D, oltre ad ‘appendersi’ alla parete, dovrebbe inoltre essere collegata, tramite internet, con le varie aziende di abbigliamento. Queste ultime infatti, potrebbero vendere i loro disegni digitali, per la creazione di nuovi abiti da stampare immediatamente a casa.

La stampante 3D di Joshua Harris, avrebbe infine un’importante caratteristica ecologica: per la creazione dei nuovi vestiti infatti, dovrebbe essere possibile utilizzare, come ‘materiale di base’ del dispositivo (ossia come cartuccia), i vecchi abiti. Dopo aver introdotto i capi di abbigliamento usati all’interno della stampante, il dispositivo dovrebbe quindi essere in grado di riciclarli, facendoli letteralmente a pezzi, suddividendoli filo per filo e predisponendoli per il loro successivo riutilizzo.  A questo punto, tutti i nuovi modelli di vestiti potrebbero essere scaricati via internet dai siti degli stilisti e dalle case di moda.

La stampante 3D di Joshua Harris, per quanto sia ancora un modello ‘concept’, potrebbe far nascere, in futuro, un nuovo mercato di ‘capi digitali’ da commercializzare al posto dei negozi di vestiti fisici. Una modalità, questa, che creerebbe nuove opportunità di business per l’industria di abbigliamento, permettendo al tempo stesso di ridurre il suo impatto sull’ambiente e i suoi sprechi di spazio e di risorse.

(Matteo Ludovisi)

 

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