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santa maria delle grazie

Patrimoni Unesco: 1980, la Chiesa e il convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie e il ‘Cenacolo’ di Leonardo da Vinci

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Viaggio nel tempo tra i Patrimoni Unesco in Italia

La chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Milano, si presenta come una delle più alte realizzazioni del Rinascimento nell’Italia settentrionale. Un complesso comprensivo di basilica e convento, che appartiene all’Ordine Domenicano, edificato verso la fine del Quattrocento per volere del Duca di Milano Ludovico il Moro come mausoleo per la propria famiglia.

L’intera architettura monastica venne in seguito ampliata e modificata dal Bramante, uno dei maestri del Rinascimento, che ingrandì strutturalmente la chiesa e aggiunse grandi absidi semicircolari, una meravigliosa cupola a forma di tamburo circondata da colonne e uno spettacolare chiostro e refettorio.

La Chiesa e il convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie rappresentano il secondo sito italiano ad essere stato classificato come patrimonio dell’umanità dall’Unesco, insieme al “Cenacolo” di Leonardo da Vinci che si trova nel refettorio del convento.

Sulla parete nord del refettorio, infatti, ecco “L’ultima cena”,  una delle più importanti opere d’arte  di Leonardo da Vinci.

Un dipinto parietale ad olio su intonaco commissionato nel 1495 e completato nel 1497. La più famosa rappresentazione dell’Ultima Cena, nome con il quale, nella religione cristiana, si indica la Cena di Gesù con gli Apostoli durante la Pasqua ebraica, che precede la passione di Cristo.

L’Ultima Cena è indiscutibilmente uno dei capolavori della pittura mondiale. Il suo valore, che nei secoli ha avuto un’influenza immensa nel campo dell’arte figurativa, è inseparabile dal complesso architettonico in cui è stato realizzato.

Una realizzazione artistica unica, dall’eccezionale valore universale che trascende  tutte le contingenze storiche ed esercita un’influenza considerevole, non soltanto sullo sviluppo di un tema iconografico, ma anche sul destino stesso  della pittura.

Uno dei primi dipinti classici in cui si fissa un istante preciso e breve, piuttosto che la sua  durata infinita.

Qui viene illustrato il momento più drammatico della Cena, in cui ogni apostolo, in seguito all’affermazione di Gesù, si chiede  e domanda agli altri, chi tra loro possa essere il suo traditore. Leonardo si concentra sull’effetto e sulla reazione che le parole di Gesù provocano sugli apostoli, utilizzando i gesti e gli atteggiamenti per dipingere pensieri ed emozioni degli stessi.

La novità, l’originalità e l’invenzione sublime di Leonardo da Vinci nasce dall’utilizzo della luce e dal forte indirizzo prospettico. Alle spalle dei commensali si aprono tre finestre, oltre le quali si intravede un paesaggio da cui proviene un’atmosfera lucente che, illuminando in controluce i protagonisti anche ai lati, conferisce all’insieme una prospettiva del tutto particolare.

L’opera è realizzata con una tecnica di pittura diversa da quella dell’affresco tradizionale. Sul muro a secco e sulla superficie di intonaco a due strati, Leonardo applicò la tempera mescolata all’olio. Tale modo di procedere permise all’artista di ottenere qualità di chiaroscuri più raffinati e di ritoccare e modificare l’opera giorno dopo giorno in base a considerazioni successive.

Proprio per tale ragione, il dipinto risultò molto più vulnerabile ai danni del tempo e, per gli stessi motivi, sono sempre rimasti incompiuti i vari tentativi di rimuovere il dipinto dalla sede originaria senza danneggiarlo definitivamente.

L’opera, a causa della singolare tecnica utilizzata da Leonardo, incompatibile con l’umidità dell’ambiente, dal 1978 al 1999, è stata oggetto di una rigorosa conservazione e di notevoli miglioramenti nel corso di uno dei più lunghi e capillari restauri della storia. Un lavoro che ha interessato anche gli edifici della chiesa e del convento, seguendo una strategia di conservazione unitaria e utilizzando le tecniche più all’avanguardia del settore.

Il sito fu gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943, ma il complesso ha conservato sia la struttura architettonica originaria che il rapporto interno tra i suoi componenti.

La proprietà risente delle pressioni ambientali e di una potenziale visita eccessiva, sebbene quest’ultima sia controllata limitando l’accesso, ma la presenza dei Padri Domenicani e la continuità nella destinazione d’uso religioso hanno contribuito a salvaguardare l’integrità funzionale di questo importante patrimonio artistico.

Dopo cinque secoli, l’Ultima Cena è uno dei dipinti più riprodotti e copiati e si ritiene che la sua creazione abbia inaugurato una nuova fase nella storia dell’arte. Un attento trattamento dello strato pittorico, estremamente delicato e notevolmente deteriorato, ha ripristinato i colori nascosti dell’opera.

Alessandro Campa

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