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Una ciclosofia, per un 2013 sostenibile

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Quelli che anche in rete viaggerebbero in bici, quelli che il tempo lo recuperano pedalando, quelli che ruotano attorno al mondo senza offenderlo: queste persone hanno una propria ciclosofia. Facciamola anche nostra

Tutto si impara, molto spesso provando. Si imparano le emozioni positive, gli umori, si impara il mondo ed il rispetto per l’ambiente. Ma spesso ciò che si impara si ha la sensazione che si sovrapponga perfettamente con il nostro modo di pensare, di essere e di voler vivere. Accade così che per qualcuno la propria filosofia di vita non possa prescindere dallo stare in sella ad una bici.

Nasce quindi l’adesione spontanea ad una ciclosofia di vita che ritiene la “perfezione” retaggio possibile a chi sta in sella, perché percepisce e vive fatti, luoghi e situazioni differenti da tutti coloro che guardano il mondo e lo attraversano in auto.

Ce ne siamo accorti andando a piedi. Minore la strada percorsa, più intensa e partecipata l’osservazione dei luoghi. Immagini, suoni, luci, particolari altrimenti perduti, tolti al proprio spazio, al proprio viaggio.

Poter dedicare più tempo allo spazio che si percorre, in un ottimo compromesso a copertura di buone distanze, appare essere una chiave di lettura della propria vita, coerente con il rispetto di orari, appuntamenti, ambiente, qualità dell’aria. Questa è la bici. Un oggetto semplice in grado di offrire questo.

A qualcuno capita di entrare in sintonia con il ripetersi incessante della pedalata. Per altri quel movimento diventa automatico, quasi non ci si fa più caso. Si spegne l’interruttore dello stress, si riattiva la circolazione sanguigna, riprende il buon umore. Susanna Tammaro, in un post dedicato alla bicicletta e apparso sul sito www.bicizen.it, afferma che “La fatica della salita e la gioiosa libertà della discesa sono in grado di sbriciolare qualsiasi blocco creativo”.

La stessa autrice parla di un legame forte e radicato nell’uomo con la bicicletta. La sensazione di passare dal camminare, al correre e poi al volare che tutti i bambini hanno provato nella propria fanciullezza e che ogni ciclista si porta dentro da grande. Ecco che l’andare in bici fa recuperare un rapporto importante anche con la nostra parte bambina, ci rende gentili, entusiasti.

Eppure molti non vanno in bici. Magari ci pensano. Ogni tanto. A tratti spesso, ma dimenticano, rimuovono. Iniziare a pedalare è forse la fase più complessa per chi ha dimenticato la bicicletta. Chissà quali meccanismi scattano dentro ognuno di noi, quali e quante diffidenze dovremo vincere. Il freddo e il caldo, la pioggia, il traffico, la sicurezza, la distanza, il tempo, tanto per cominciare. Ma chi vive la propria ciclosofia le ha affrontate una per una quelle diffidenze, cercando di ridurre il più possibile rischi, distanze, tempi e soprattutto pigrizia!

Riprendendo un passaggio dell’’Ode alla Bicicletta‘ di Susanna Tamaro (www.susannatamaro.it), pubblicata su www.bicizen.it, “La bicicletta è anche la cura per questi tempi malati. Tempi in cui si passano ore schiacciati in macchina negli ingorghi e poi si pagano costose palestre per tenersi in forma. C’è un po’, direi anzi, molta follia nel mondo contemporaneo e una delle forme di ribellione più miti e pacifiche è proprio l’uso quotidiano della bicicletta.

La battaglia per la vivibilità ciclistica delle città è una delle battaglie più civilmente importanti di questo tempo. Poter un giorno vivere in città senza più macchine, dove si pedala, si respira, dove si chiacchiera, dove non si rischia più…”

L’augurio di ecoseven.net per il futuro è che la bici sia non solo simbolo di mobilità sostenibile e salvaguardia dell’ambiente, ma soprattutto soluzione pratica alle esigenze di trasporto privato cittadino e di vivibilità del territorio.

 

(Vincenzo Nizza)

 

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