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Lo startupper libanese: “Il mio Paese mi ha spronato a fare il meglio in Italia”

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Beirut, 6 ago. (Labitalia) – “La situazione libanese ha chiaramente avuto un grande impatto su di me e mi ha spronato a dare il meglio. In parte è anche merito dell’ambiente italiano, dove ho finalmente potuto far spazio alla mia creatività in maniera più semplice e aperta, per potere, magari in futuro, riportare i miei progetti in Libano e trovare gli strumenti con cui aiutare la causa libanese”. Lo dice all’Adnkronos/Labitalia Ali Sleiman, creatore della startup Eotech. “I libanesi – afferma – che vivono all’estero cercano sempre di dare il massimo: è nella nostra natura e della nostra storia. Centinaia di libanesi sono andati fuori e hanno avuto ruoli chiave nell’evoluzione mondiale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno sono i diritti umani fondamentali e un posto sicuro dove poter sognare in grande”.

“Sono nato e cresciuto in Libano – racconta – e ho vissuto il suo splendore e la miseria della guerra. Dopo gli scontri del 2016, infatti, l’economia libanese aveva ricominciato a riprendersi e a crescere velocemente. Da degni eredi dei fenici, quello dei libanesi è un popolo di intraprendenti esploratori e molti di noi vivono all’estero. Questa crescita economica aveva spinto tutti i libanesi sparsi per il mondo a investire anche nell’economia del loro Paese d’origine. Insomma, in termini finanziari tutto sembrava andare per il meglio, finché nel 2018 la tendenza si è rallentata. Questo ha influenzato negativamente tutti gli investimenti che venivano da fuori. Io avevo lasciato il Libano per l’Italia poco prima del 2018 per continuare i miei studi universitari”.

“Sono venuto a Torino, una bellissima città – continua Ali Sleiman – che sposa cultura e industria e in cui ho trovato un ecosistema ideale per le mie idee imprenditoriali e giorno dopo giorno mi sono visto immergermi nel mio desiderio di far parte di questo ambiente. Ho trovato l’incubatore pubblico i3p, dove le mie ambizioni e la mia creatività si sono consolidate. Inizialmente volevo risolvere il problema dell’affollamento delle aule studio in università”.

“Lì – ammette – perdevo sempre molto tempo prima di trovare un posto a sedere e per settimane ho cercato una soluzione; poi ho messo le mie idee su carta, ho fatto una presentazione e sono andato a presentarla all’incubatore”.

“Da lì il progetto si è evoluto in fretta e mi sono ritrovato a lavorare sull’idea di tracciare gli spostamenti delle persone in maniera anonima, per fini di sicurezza e analisi dei dati. La startup si è ingrandita e abbiamo anche avuto l’opportunità di testare il nostro primo dispositivo in uno dei più grandi uffici di coworking di Torino. Questa tecnologia si sarebbe poi rivelata molto utile per monitorare i casi di Covid”, conclude.

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