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Itinerari Previdenziali, in casse e Fondazioni 260 mld da investitori istituzionali

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Roma, 8 set. (Labitalia) – Tra investimenti sostenibili e reali, si consolida il mercato istituzionale italiano: con un patrimonio complessivo di 917 miliardi di euro totali (185 per la sola previdenza complementare), pari a oltre il 50% del PIL nazionale, anche l’Italia inizia a vantare un mercato istituzionale di spessore. E’ quanto emerge dal Settimo Report sugli investitori istituzionali italiani a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

Nonostante le ricorrenti crisi finanziarie degli ultimi anni, il patrimonio degli investitori istituzionali che operano nel welfare contrattuale (fondi pensione negoziali, preesistenti e forme di assistenza sanitaria integrativa), delle Casse Privatizzate e delle Fondazioni di origine Bancaria è aumentato dai 142,85 miliardi di euro del 2007 ai 260,68 miliardi di euro del 2019, con un incremento dell’82,5%. In percentuale del PIL, il patrimonio di questi soggetti è quindi pari al 14,6% e, includendo anche il welfare privato (Compagnie di Assicurazione del settore vita, rami I, IV e VI, fondi aperti e PIP), tale rapporto aumenta al 51,3%. Quello che emerge dal Settimo Report annuale Itinerari Previdenziali, è quindi il ritratto di un Paese che negli anni è riuscito a consolidare il proprio mercato istituzionale, raggiungendo ormai una dimensione rilevante.

Dal punto di vista dei rendimenti, a differenza del precedente annus horribilis, il 2019 è stato un anno particolarmente brillante per i mercati finanziari: tutti gli investitori hanno realizzato ottime performance e recuperato i risultati negativi registrati nel 2018. Nelle Fondazioni, nelle casse privatizzate e nei fondi previdenziali crescono gli investimenti in economia reale, anche domestica, finalizzati a generare ricadute positive per il territorio, “investimenti dei quali il Paese ha grande bisogno, soprattutto in un momento di necessaria ripartenza come quello attuale». E’ Alberto Brambilla, fondatore e presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali, a presentare così il Settimo Report sugli investimenti istituzionali.

In particolare, anche per il 2019, considerando la quota nella banca conferitaria, in Cassa Depositi e Prestiti e Fondazione Con il Sud, le Fondazioni di origine Bancaria si riconfermano i maggiori investitori in economia reale domestica, con il 44,36% del patrimonio investito; seguono le Casse privatizzate dei Liberi Professionisti, con il 21,36% in aumento rispetto al 16,31% dell’anno precedente e al 14,6% del 2017. Migliora anche la percentuale investita nel Paese da parte di fondi pensione negoziali e preesistenti, pur rimanendo modesta e fermandosi rispettivamente a 3,42% e al 4,08% del patrimonio destinato alle prestazioni (vale a dire 56,14 e 63,41 miliardi).

Comunque, troppa poca spinta all’economia reale dai Fondi bilaterali previdenziali di naturale contrattuale ha sottolineato Alberto Brambilla. “A impressionare non positivamente -ha detto- è sicuramente l’esiguità degli investimenti dei fondi di natura contrattuale, in gran parte alimentati dal Tfr “circolante interno” alle aziende e che, quindi, è e dovrebbe essere la prima e principale forma di sostegno all’economia reale”. Soldi ‘bloccati’ che, invece, potrebbero essere usati più proficuamente, secondo Brambilla. Non solo. L’esborso del tfr costa caro all’economia reale. “Dal 2007 alla fine del 2019 ai fondi pensione e al fondo gestito dall’Inps sono confluiti circa 140 miliardi di Tfr sottratti alle imprese italiane, ha spiegato Brambilla- alle quali ne sono tornati mediamente poco più del 3% l’anno, che possiamo stimare in circa 33 miliardi di euro: si tratta ovviamente di dati su cui riflettere, anche per le loro ripercussioni sia sull’occupazione sia sulla produttività e, quindi, sullo sviluppo del nostro Paese”.

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