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Impianti sci, per maestri prematuro decidere ora chiusura

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Roma, 24 nov. (Labitalia) – “Cominciare a dire che si chiude tutta l’attività sciistica per tutto il periodo di Natale e Capodanno, già a metà novembre, mi sembra leggermente prematuro”. Lo dice in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia Giuseppe Cuc, presidente del Collegio nazionale maestri di sci italiani. “Per noi – ribadisce – è un danno enorme; già abbiamo perso un piccolo quarto della stagione 2019-2020, anche se non era andata così male e, quindi, siamo riusciti a sopravvivere. E anche quest’anno quello che chiediamo di poter iniziare in un modo tranquillo con tutte le regole che hanno imposto. Sarà poi interessante capire se Francia e Austria chiuderanno: se gli altri aprono noi cosa facciamo?”.

“E’ pur vero – ammette – che tutti devono prepararsi alla partenza, però riteniamo che se la questione sanitaria e la pressione sugli ospedali, da qui a 15-20 giorni dovesse comunque diminuire noi saremmo pronti. Anche perché il protocollo per gli impianti è stato validato dalle Regioni alla Conferenza Stato-Regioni, con tutta una serie di limitazioni e regole che permetteranno l’attività fatta in un determinato modo”.

“Lo sci – ricorda Cuc – di per sé è uno degli sport più sicuri, perché già l’attrezzo che abbiamo nei piedi permette il distanziamento sociale obbligatorio, l’attenzione va posta e i rimedi credo che le società degli impianti le abbiano messi in atto per quello che riguarda le eventuali ‘code’, non pensando che ci sia un afflusso enorme”.

“Mancando già – sottolinea – quasi la totalità della clientela straniera si avrebbe una ripartenza soft, con regole certe e scritte e per quanto riguarda la nostra attività significherebbe dare respiro a maestri di sci, noleggiatori e albergatori. Se le discoteche sono chiuse, se le limitazioni sono imposte nei ristoranti e nei bar le piste possono rimanere aperte”.

“Inutile – spiega Giuseppe Cuc – far vedere lo sci unicamente come un’attività di divertimento: 15.000 i maestri di sci alpino, fondo e snowboard e 380 le scuole di sci che operano sull’intero territorio. Intere famiglie vivono solo con il guadagno dei cinque-sei mesi invernali di attività. Una falsa partenza come quella annunciata, sarebbe drammatica per la categoria e per l’intero settore della montagna”.

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