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Fase 3: Murolo (Deloitte), ‘private banking a supporto del Paese e aziende italiane’

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Roma, 31 lug. (Labitalia) – “Il Covid-19 è una crisi pandemica diversa dalle altre, che ha toccato la domanda e l’offerta ma anche la sicurezza delle persone, con ripercussioni sul profilo psicologico del cliente. La paura del contagio, la durata della recessione e le ripercussioni economiche stanno influenzando il mondo del private banking”. Lo ha dichiarato all’Adnkronos/Labitalia Carlo Murolo, leader monitor Deloitte, commentando le nuove esigenze del cliente private, dall’assoluto bisogno di protezione del patrimonio e della salute alla pianificazione finanziaria e alla trasparenza sulle operazioni.

“Le decisioni di investimento – ha aggiunto Murolo – sono state guidate dal bisogno di salvaguardare sé stessi, la propria famiglia, il patrimonio e le attività imprenditoriali, e sono state influenzate da un maggior senso di appartenenza e di responsabilità sociale verso la propria comunità di riferimento e la propria nazione in un momento delicato per tutti”.

“L’identikit del nuovo cliente private – ha spiegato – è caratterizzato da alcuni tratti peculiari. Il primo è un forte bisogno di protezione, sia per la salute propria e della famiglia sia per il patrimonio stesso, che rende fondamentale la pianificazione finanziaria, per prendere decisioni con disciplina e razionalità rispetto a comportamenti emotivi e improvvisati. Secondo elemento è il value for money che riassume la propensione del cliente private a pagare per un servizio che gli offra sicurezza in termini di salvaguardia del patrimonio, piuttosto che per il singolo prodotto o transazione”.

Altro elemento importante “riguarda la ricerca da parte del cliente di solidità e affidabilità nel brand, per avere garanzie nel lungo periodo e ampie sicurezze sui propri risparmi, insieme alla responsabilità sociale, intesa sia come sostenibilità delle scelte d’investimento sia come capacità di generare effetti positivi sulla comunità. In ultimo il digitale, che ha visto un vero e proprio sdoganamento nella quotidianità di tutti i giorni, sta trasformando il rapporto cliente-banker aprendo nuove opportunità di sviluppo per il mondo private”.

Dal punto di vista del mercato, “la pandemia è stata anche un test di resilienza per le reti e società di gestione che, dopo la complicata fase iniziale, hanno iniziato a lavorare sulla ricomposizione dei portafogli, portando nuovi prodotti, adeguati alle rinnovate esigenze e a favore della ripartenza del Paese. Insieme ai prodotti a basso rischio, orientati a drenare la liquidità sul mercato, sono nate nuove soluzioni destinate a supportare l’economia reale, con un forte impatto sulla comunità e sul Paese, offrendo la possibilità di destinare parte del patrimonio personale dei singoli a supporto delle aziende italiane toccate dalla crisi”.

“Il private banking italiano – ha ricordato Carlo Murolo – si è confermato un mercato maturo, basato su una solida matrice storica e una rete di grande professionalità, ma anche con alcuni margini di miglioramento. Guardando le altre realtà internazionali, il nostro Paese attualmente paga una burocrazia eccessiva e un livello di digitalizzazione ancora basso, rispetto ai player best in class come la Svizzera, Usa, Singapore e Gran Bretagna che sono riusciti nel tempo a ‘fare sistema’, lavorando insieme ai regulator per creare solide infrastrutture. Questo è un esempio da seguire, per creare una sinergia e un sistema vincente anche da noi, tra private banking, regulator, attori politici e fiscali, e generare condizioni che permettano di sviluppare le grandi professionalità presenti e accelerare la ripresa”.

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