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Covid: la destination wedding planner, all’estero lavorano e noi rischiamo perdita 2° anno

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Salerno, 6 apr. (Labitalia) – “Pretendiamo risposte perché non abbiamo più risposte da dare”. Lo dice all’Adnkronos/Labitalia Suita Carrano Bonadies, albergatrice di quarta generazione a Ravello, ma anche destination wedding planner da oltre 25 anni e presidente di Iwpa-International wedding planners and travel agents association, l’unica associazione di professionisti in Italia che in brevissimo tempo ha aperto 22 chapters all’estero e che rappresenta ad oggi oltre 3000 associati.

Suita Carrano Bonadies è stata la promotrice italiana dell’associazione, e ha voluto che fosse registrata in Italia perché crede fermamente che il turismo matrimoniale sia la ruota trainante della nostra economia, e che possa garantire un indotto stabile sia alle città d’arte che a paesini nell’entroterra che affascinano tanto il mercato straniero. Ogni anno porta il nome dell’Italia nelle più grandi fiere del turismo del mondo, promuovendo il territorio nella sua completezza e stringendo accordi con operatori stranieri.

“Sono anni – spiega – che investiamo il nostro tempo e i nostri capitali in azioni di promozione e fiere all’estero per far sì che il destination wedding resti una fonte di ricchezza stabile per l’Italia. I nostri colleghi all’estero stanno ricominciando a lavorare in sicurezza. In tante nazioni addirittura si sono potuti festeggiare matrimoni in sicurezza anche nel 2020 con protocolli sanitari ad hoc. Noi, in Italia, abbiamo perso un anno e ci apprestiamo a perderne un altro perché non abbiamo risposte da dare, né ai corrispondenti stranieri che organizzano destination weddings in Italia né agli sposi che ci contattano direttamente, né alle migliaia di sposi che hanno dovuto posticipare”.

“Il destination wedding e il wedding tourism – ricorda – sono una delle fonti di ricchezza dell’Italia romantica, il settore che solo nel 2019 ha generato oltre 4 miliardi di euro, senza contare i pernottamenti e i ricavi ancillari, e che è la fonte di vita di 57mila addetti ai lavori che ormai sono allo stremo grazie ai ristori ridicoli che sono stati dati fino ad ora. Sembra che chi ci governa non ha mai partecipato ad un matrimonio e non sa quante figure professionali sono coinvolte per far sì che tutto sia perfetto”.

“Oltre al fallimento di migliaia di attività – sottolinea – rischiamo di perdere il lavoro di promozione fatto in questi ultimi 20 anni per far diventare l’Italia una delle mete più desiderate per i destination weddings. Tutto questo a beneficio di nazioni confinanti che si stanno muovendo più velocemente di noi con protocolli strutturati e che grazie a tassazioni migliori della nostra possono batterci sul fattore prezzo”.

“Abbiamo bisogno – avverte Suita Carrano Bonadies – di risposte concrete e veloci che ci consentano di ricominciare presto, oltre che di ristori degni della nostra professionalità e che diano un senso alla nostra volontà di lavorare per l’Italia”.

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