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‘Vita da Suore’, da trovata marketing a fenomeno social: il caso

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(Adnkronos) –
Da Timothée Chalamet con 'Marty Supreme' al caso italiano 'Vita da Suore': il cinema che riscrive le regole del racconto. La casa di produzione Starlex ha trasformato il film 'Tutte insieme all’Abbazia' in un sorprendente esperimento di transmedialità. Da qui nasce 'Vita da Suore', un profilo social che porta le protagoniste della storia fuori dallo schermo e le fa vivere nella realtà quotidiana. Non una semplice trovata social: sono la prova che esiste un nuovo modo di raccontare storie. Un nuovo modo di portare il cinema in mezzo alla gente, oltre la sala, oltre lo schermo, oltre la promozione tradizionale. Un nuovo modo che non si limita a condividere una locandina o un trailer, ma che ridefinisce cosa significhi davvero raccontare il cinema oggi.  Lo ha dimostrato Timothée Chalamet con il tour mondiale di 'Marty Supreme', in cui interpreta la leggenda del tennistavolo Marty Reisman: non una classica campagna promozionale, ma un’estensione narrativa del film. Con le sue palline da ping pong arancioni, con il brano rap, con le finte call su Zoom con la casa produzione proponeva di tingere di arancione i monumenti più famosi e i look pensati ad hoc, il giovane divo di Hollywood è stato il primo, forse, ad aver intercettato un passaggio cruciale: il cinema non è più solo qualcosa da vendere, ma qualcosa che deve vivere, muoversi, interagire. Diventare esperienza. E anche in Italia abbiamo un caso grazie a 'Vita da Suore', ma con una marcia in più.  Starlex, società fondata da Benedetta Pontellini e Claudia Gatti, ha trasformato il film ‘Tutte insieme all’Abbazia’ in uno dei casi di transmedialità più sorprendenti. Un progetto che parte da un film e finisce per diventare un fenomeno culturale capace di parlare, soprattutto, alla generazione più difficile da conquistare: la Generazione Z. Dalla commedia corale tutta al femminile, è nato il profilo social ‘Vita da Suore’, che porta i personaggi del film nel mondo reale. Le attrici – a partire da Noemi Esposito (Suora Paola) e Marina Marchione (Suor Felicetta) – diventano presenze urbane e digitali: cucinano panzerotti per strada, dirigono il traffico romano, fanno parkour sui tetti, inseguono Sfera Ebbasta fino a Miami, collaborano con l’Nba, sfidano creator e influencer. E non solo. Ballano con Sal Da Vinci sulle note di ‘Per sempre sì’ o su quelle di ‘Italia Starter Park’ di J-Ax, protagonisti dell’ultimo Festival di Sanremo. Insomma, un universo narrativo che si muove, respira, interagisce. E sta sempre sul pezzo. Il risultato? Un fenomeno virale interamente organico, che in pochissimi mesi ha raggiunto quasi 70 milioni di visualizzazioni su TikTok. Una community attiva e partecipativa anche su Instagram con quasi 90mila follower. "Non è marketing, è la naturale prosecuzione del racconto", spiega la produttrice Benedetta Pontellini. "Le storie non finiscono più con i titoli di coda”. Ed è proprio questa la rivoluzione di Starlex: un modello produttivo che unisce scrittura, regia, strategia e pubblico. 'Tutte insieme all’Abbazia' non è un caso isolato. È l’inizio di una nuova traiettoria. La dimostrazione che la transmedialità, quando è competenza e non esperimento, può diventare linguaggio. E può riscrivere le regole del gioco. Dopo il successo su Prime Video (il film è stato nelle 'Scelte Top' della piattaforma), la Rai ha acquisito i diritti d’antenna per 10 anni e lo ha reso disponibile su RaiPlay (dal 10 gennaio), il progetto si prepara ora a raggiungere il pubblico della tv generalista – nelle prossime settimane arriverà su Rai2 – confermando che 'Tutte insieme all’Abbazia' non è un caso isolato, ma l’inizio di una nuova traiettoria produttiva. Tutte insieme all’Abbazia si apre su una strada di campagna, quando un tir manda in tilt un tranquillo pulmino di suore. È l’attimo che fa deragliare l’ordine apparente e accende una commedia che gioca con gusto sui confini tra sacro e profano, colpa e redenzione, regole e libertà. Milù, Felicetta, Asia, Maria e Maddalena si sono incontrate dietro le sbarre, durante un programma di riabilitazione in carcere. Cinque donne diverse, unite da un passato difficile e da un torto che le ha segnate. Convince­nte­mente travestite da religiose, decidono di infiltrarsi in un’abbazia per recuperare il denaro che ritengono all’origine della loro condanna e regolare i conti con una suora che considerano responsabile della loro rovina. Ma una volta varcata la soglia del convento, il piano perfetto comincia a incrinarsi. Costrette a vivere sotto falsa identità, le cinque protagoniste devono confrontarsi con la rigidità della vita monastica e con l’energia instancabile di Suor Addolorata, determinata a riportare in vita un’abbazia dimenticata da tutti.  Tra equivoci esilaranti, imprevisti e colpi di scena, la vendetta lascia spazio a qualcosa di inatteso. Quello che doveva essere un colpo si trasforma così in un viaggio sorprendente fatto di convivenza forzata, complicità, sorellanza e cambiamento. Una commedia corale tutta al femminile, che rilegge in chiave contemporanea le atmosfere iconiche del cinema pop, mescolando ironia, emozione e spirito ribelle. Nel cast – oltre Noemi Esposito e Marina Marchione – figurano anche Lucia Batassa nel ruolo di Suor Addolorata, Guendalina Tavassi in quello di Suor Gertrude, Titina Maroncelli in quello di Suor Maddalena. 
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